mercoledì 26 gennaio 2011

II trapasso delle anime all’altra dimensione e la purificazione dalle scorie terrene

Quale cammino ci attende nelle sfere dell’aldilà dopo la morte fisica? Per delineare l’iter
delle anime nell’altra dimensione giova, anzitutto, parlare delle esperienze che si hanno al
trapasso.
Per quale mezzo riusciamo ad attingere informazioni di tal genere? Certe esperienze
possiamo compierle osservando quel che avviene al di fuori di noi; altre, vivendole nel nostro
intimo.
Ci sono le testimonianze di veggenti, i quali hanno assistito qualcuno che stava morendo
ed hanno visto, come dire, una sostanza eterea che usciva dal corpo fisico e prendeva forma
al di sopra di esso.
Quale forma? All’incirca, sferica; oppure simile a quella di una nuvoletta; o anche simile a
quella del corpo fisico del morente e dello stesso abito che è solito indossare, o che in quel
momento indossa.
Il sensitivo può anche scorgere altre forme umane, del pari evanescenti. E così le
interpreta: sarebbero anime care a chi trapassa, che vengono come a riceverlo sulla soglia
della dimensione dove egli sta per entrare. A volte il sensitivo scorge il doppio astrale di chi
muore che, guidato da quest’anima, o da queste anime, già trapassate da tempo, si innalza e
infine scompare.
Un tale processo può essere visualizzato da chi abbia doti particolari di veggenza, o può
anch’essere vissuto in prima persona e attestato. Vediamo da quali soggetti.
Un vivente può avere esperienze simili a quella del trapasso. In prima persona può vivere
un processo di disincarnazione incipiente, dalla quale fa ritorno. È il caso delle cosiddette
esperienze fuori del corpo e, ancora, delle esperienze di premorte. Consideriamo le prime. Un
soggetto si sente proiettato fuori del corpo fisico. Vede il corpo a distanza, come se fosse non
più suo proprio ma di qualcun altro.
Identifica se stesso in una forma eterea che non sempre ha, ma può avere la medesima
forma del corpo, abbigliamento incluso. Si muove liberamente ed ha varie avventure, sulle
quali non potrei fermarmi senza uscire dal tema.
Le esperienze di premorte rappresentano un passo ulteriore verso l’altra dimensione,
poiché il soggetto ha l’impressione di entrarvi e non semplicemente di trattenersi in ambienti
di questa terra. Incontra anime care, già disincarnate, che gli si manifestano in un ambiente
astrale che può rassomigliare a quelli del mondo terreno, per quanto appaiano più luminosi.
Anche nei sogni che facciamo ogni notte, noi viviamo situazioni similterrene. E questo si
spiega col perdurare delle nostre abitudini mentali, per cui difficilmente riusciamo a
immaginare situazioni di vita dove non ci siano figure umane, o animali, o vegetali, o luoghi,
o magari anche strade e case coi loro interni.
Sono soprattutto da considerare le testimonianze medianiche dei trapassati. Un famoso
libro di Ernesto Bozzano è intitolato La crisi della morte nelle descrizioni dei defunti
comunicanti. Raccoglie trenta casi dalla letteratura medianica. Ho svolto anch’io un’analisi
comparata nel libro Le esperienze di confine e la vita dopo la morte (Edizioni Mediterranee).
Ho, poi, riferito di esperienze nostre di prima mano in Colloqui con l’altra dimensione e in
Sopravvivenza e vita eterna (sempre delle Mediterranee) oltre che in Eternità e in Sette anime
dell’antica Roma (Reverdito) e in vari Quaderni della Speranza (pubblicati dal Convivio).
Certo le personalità medianiche appaiono, come dire, un po’ fantomatiche rispetto ai
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viventi che ben conosciamo, di cui siamo abbastanza in grado di valutare l’equilibrio mentale
e la veridicità. Le variazioni sul tema, come dicono i musicisti, sono tante; comunque
possiamo concludere che le testimonianze di questi presunti trapassati si confermano tra loro
in maniera significativa ed appaiono sulla medesima linea di quelle dei viventi che si
proiettano fuori dal corpo, oppure attraversano uno stato di morte clinica da cui tornano
indietro o per una reazione spontanea dell’organismo, o perché sottoposti a terapia intensiva
nel reparto di rianimazione di un ospedale.
Premesso tutto questo, produrrò testimonianze di defunti, o supposti tali, che hanno
comunicato nel nostro gruppo sperimentale del Convivio in Roma.
Dette comunicazioni hanno avuto luogo mediante la cosiddetta telescrittura. Due persone
appoggiano ciascuna l’indice e il medio su un bicchierino, o piattino, leggero e trasparente,
che scorre su un tabellone quadrettato fermandosi via via sulle lettere segnate sulle diverse
caselle e componendo così parole, frasi e anche discorsi.
In genere sono io a interloquire con l’entità, mentre è mia moglie Bettina che agisce più da
medium fornendo le energie psichiche necessarie. Ma di buoni soggetti psichici ne abbiamo
avuti e ne abbiamo diversi.
Veniamo agli esempi. Cominciamo da Livia, una signorina nata a Trieste e ivi deceduta
all’età di trentotto anni durante l’occupazione germanica. Avevo una febbre altissima,
racconta quest’anima. Deliravo. Mamma era vicina e mi metteva pezz[u]ole bagnate sulla
fronte. Ai piedi del letto vedevo tante ombre, ma non ne riconoscevo nessuna.
Poi, all’improvviso, il mio corpo correva dentro un tunnel. Si tratta ovviamente del
“doppio” astrale. Spiega Livia: In realtà ero morta e quello che correva non era il corpo, ma
l’anima. La corsa era affannosa.
Poi, alla fine del tunnel, un prato verdissimo. Musica soave e canti. Io mi sono incam-
minata per raggiungerli, ma non arrivavo mai. Allora mi ha preso una specie di angoscia.
Allora mi sono messa a correre, a gridare, ma non c’era nessuno.
Alla fine, racconta Livia, disperata mi sono seduta ed è apparso un angelo. “Con le ali?”
chiedo. Senza. Mi ha spiegato che lui non era un angelo, ma una guida venuta ad informarmi
sul mio nuovo stato. Poi mi ha detto che avrei dormito. “E così, poi, hai fatto un lungo sonno
per recuperare le energie stremate dalla malattia?” Sì: lo hai detto tu.
“Hai avuto visioni durante quel sonno?” Terrene: mia madre in lacrime. “Hai visto il tuo
funerale?” No: la sua solitudine. “E i tuoi fratelli e sorelle...?” Meno: chi ha famiglia non
sente la solitudine.
“Come è stato il risveglio dal tuo sonno rigeneratore?” Molto piacevole. “Al tuo risveglio
chi hai incontrato?” La nonna materna, che avevo visto poche volte. “E dopo, in sintesi, che è
avvenuto?” Ho vissuto e vivo in un mondo mentale simile a quello lasciato (Verbale della
comunicazione n. 52).
Un secondo caso è quello di Antonio C., detto Gill. Osservo per inciso che spesso le anime
ci danno, oltre al nome, anche il cognome che avrebbero avuto in vita terrena. Nomi e
cognomi e altri dati biografici possono essere fittizi: possono venirci per una creazione
mentale spontanea, senza che l’anima si accorga di averci fornito dati inesatti.
Antonio, figlio di un agricoltore umbro, non aveva alcun impiego, ma scriveva articoli
storico-anedottici per giornali di provincia, soddisfatto del suo ruolo di letterato di casa e
giovane di belle speranze a vita. Ha preso il tifo all’età di quarantacinque anni e ne è morto,
dopo essere stato vanamente curato in famiglia.
Mio padre, racconta il nostro nuovo amico, fece venire professori da non so quante città.
“Posso immaginare il suo stato d’animo”, soggiungo io. Un dramma. Ero il suo orgoglio: sai,
un agricoltore che vede il figlio fare articoli. “Sarà quasi impazzito”, dico, “dalle ansie, dal
dolore”. Sì. Lui mi portava in punta di piedi la limonata fresca. Ha fatto intere nottate su una
poltrona.
Al letto c’era un ragazzetto che non conoscevo e, devo dire, m’infastidiva. E pensavo.
‘Guarda, ora vengono anche gli estranei’. Poi in questa dimensione l’ho incontrato: era un
mio cuginetto morto a 4 anni e poi cresciuto qui. “Quanti anni dimostrava all’aspetto quando
l’hai incontrato da defunto?” chiedo ad Antonio. 13. È stata per me una sorpresa. I bambini
crescono e i vecchi ringiovaniscono. (I numeri sono venuti scritti in cifre).
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“Questa che tu mi dai ora è l’ennesima conferma di cose che già mi erano più che note”,
replico io. “Il bambino matura sempre più”, aggiungo, “anche nella tua dimensione: questo
suo ‘crescere’ in senso spirituale trova una sorta di espressione simbolica nel crescere del suo
aspetto umano, cioè di quella forma umana consueta che voi disincarnati mantenete in genere
nei primi stadi, come tu sai meglio di me. Dal canto suo il vecchio si ritempra e ringiovanisce
sempre più; anche questo si esprime in una trasformazione dell’immagine che via via
ringiovanisce anch’essa”. Ma io da vivo non lo sapevo, è la replica di Antonio.
“Dopo il tuo trapasso al mondo spirituale hai incontrato una guida?” Quella appena
arrivato. “Era quindi là ad accoglierti”. Sai, un po’ simile a un domenicano col cappuccio in
testa. “E poi hai dormito?” Il sonno è per riacquistare le energie che la malattia fisica ha
distrutto.
Una volta ritemprato dal sonno, Antonio ha dovuto, poi, liberarsi di certe scorie terrene; ha
dovuto attraversare un periodo di purificazione interiore certamente salutare ma, ahimè, poco
piacevole: una sorta di purgatorio.
“Sei stato in purgatorio?” chiedo a lui esplicitamente. Risponde: Sì. “Puoi descriverci
quell’esperienza?” Sei confinato in un ambiente desolato. “E lì che si fa?” Sei privo di
contatti con altri e hai tutto il tempo di far scorrere gli avvenimenti negativi della vita
terrena. Ti si offre la possibilità di un ravvedimento. “Quanto ti è parso durasse quel periodo
di purgazione?” Un po’ lungo. “Ma che cosa avevi fatto, se non sono indiscreto, che dovesse
venire scontato o smaltito in quella maniera?” Sai, una vita un po’ inutile, senza prese di
posizione o slanci altruistici.
“E adesso che fai?” chiedo di nuovo ad Antonio, che mi confessa: Ora sono ancora poco
preparato per affrontare l’elevazione spirituale. Quella sua rimane, per il momento, una
situazione statica. Egli prolunga il soggiorno in una condizione ancora dominata dalla forma.
Si aggira in un mondo astrale similterreno col suo attuale aspetto di uomo sulla trentina,
poiché è ringiovanito, alto, slanciato e, scusa la vanità, mi dice ancora, un po’ dandy, col suo
abito di lino bianco e la sua camicia azzurra con cravatta a farfalla (C. 169).
Ecco una morte in guerra: è quella di Opierto, di Siviglia, operaio e poi miliziano nella
Guerra Civil, caduto nel 1936 vicino a Madrid, che in effetti venne attaccata dai nemici
franchisti in quell’anno ma resistette fino al 1939.
Io morto in esplosione, dice Opierto nel suo italiano stentato che denuncia una certa
difficoltà di comunicare in una lingua non sua. Alle anime che non conobbero mai la lingua
italiana io suggerisco di limitarsi a formulare puri pensieri, che verranno a tradursi
automaticamente in un discorso italiano per il semplice fatto di passare attraverso la psiche di
noi soggetti umani della comunicazione. Ma una tale tecnica non sempre viene seguita o non
sempre riesce a ingranare nella maniera adeguata.
“Che cos’è esploso?” chiedo. Precisa Opierto: Bomba mortaio. “Che ricordi in partico-
lare?” Un combattimento. Tanti morti. Vera strage per arrivare città. (Cioè: perché i
franchisti riuscissero alfine ad entrarvi). “Che ti è successo dopo la morte?” Rimasto diso-
rientato: non più corpo. Compagni addolorati, continua Opierto nel suo linguaggio tele-
grafico. Poi risucchiato in un vortice. Poi pace e silenzio. non più spari. Si noti che questa
esperienza di essere come risucchiati ricorre molto e si associa in genere con quella del
famoso tunnel, al cui termine ci si ritrova in un luogo luminoso.
“E poi...?” Un bianco essere mi ha accolto e spiegato mio stato. “Vedevi il suo viso?” No.
“E poi...?” Periodo di riposo. “E al risveglio...?” Miei parenti mi hanno accolto in loro casa
(148). Si tratta, chiaramente, di una casa astrale, che è stata creata dal pensiero di chi è ancora
attaccato a questo tipo di abitudini mentali ed ha bisogno di una casa non certo per ripararsi
dalle intemperie ma per il semplice bisogno psicologico di... sentirsi a casa propria.
L’essere di luce che accoglie l’anima appena arrivata all’altra dimensione può presentarsi
come una luce senza forma; o come una forma umana luminosa di cui non si scorgano le
sembianze; o come un giovane biancovestito, o come un angelo alato; o come un vecchio
saggio; o come un santo, non importa se senza aureola; o, semplicemente, come un vecchio.
Un esempio di quest’ultimo caso è quello di Lulù, sciantosa napoletana, cui appare un
vecchio, ma non cadente, vestito semplice, forse una veste lunga chiara. “Era luminoso?” Sì,
un po’. Era bonario. Mi aveva letto tutti i dubbi. lo gli ho chiesto: ‘Sei un chiromante?’ Lui
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mi ha sorriso e mi ha detto: ‘Figlia mia, ora sei in un mondo di verità’ (121).
È significativa la reazione spontanea della donna, che si meraviglia che il vecchio le legga
il pensiero e allora gli chiede se sia un chiromante, con termine di paragone che assume dalla
propria esperienza di persona semplice che va a farsi leggere la mano.
A volte l’essere di luce può essere una persona di famiglia. Così Demetrio, sardo di Olbia,
ha incontrato la nonna. La raffigurazione che ne dà di quando l’aveva vista da viva sulla terra
e di come l’ha poi riveduta nell’altra dimensione è troppo gustosa perché io non soccomba
alla tentazione di riportare il confronto. In vita, ricorda Demetrio, era una vecchia piccola
piccola sempre tutta vestita di nero con un’ampia gonna lunga fino alle caviglie, con in testa
un fazzoletto tutto nero che le lasciava libero solo l’ovale del volto. Era per me uno strano
personaggio. Pensa che non sono mai riuscito a vedere i suoi capelli. Su questo fantasticavo
molto. Ho pensato perfino che fosse tutta pelata. “E dopo la morte come ti è apparsa?” Se
non me lo diceva lei, non l’avrei riconosciuta. Era più giovane. Aveva un vestito allegro tutto
fiori e meravigliosi capelli neri tutti ondulati (118).
Da ricerche portate avanti da altri studiosi risulta che, in un paese poniamo come l’India,
l’essere di luce potrebbe presentarsi come una divinità, cui l’anima che trapassa sia stata
particolarmente devota. Ma in un contesto cristiano potrebbe essere – perché no? – lo stesso
Gesù Cristo o la Madonna o un santo protettore.
L’incontro con l’essere di luce può associarsi alla visione panoramica dell’intera esistenza
che l’anima trapassante ha vissuto su questa terra. Racconta Artemio che negli attimi
immediati che hanno seguito il suo decesso ha visto tutte le cattive azioni. Così descrive quel
che ha visto: Erano tante sequenze di tutta la vita, ma quando si veniva all’azione poco
onesta si vedeva al rallentatore e mi sentivo a disagio. Si tratta qui, spiega, di visioni mentali,
nelle quali ti senti immerso. Ed invero è terribile quando l’azione non è buona.
Chiedo ad Artemio se, dopo quell’esperienza poco gradevole, egli abbia incontrato
qualcuno. Dice di avere visto, subito dopo, un sapiente. E così caratterizza il loro colloquio,
fatto non di parole, sibbene di un puro scambio di pensieri: Non aveva, però, l’aria di volermi
sgridare, ma mentalmente mi ha comunicato il suo desiderio di voler insieme analizzare gli
aspetti meno piacevoli della mia esistenza terrena. È iniziato una specie di colloquio solo dei
momenti meno felici. E ti rendi conto che hai sbagliato (123).
Altre volte la visione della vita trascorsa in terra ha luogo nel corso del sonno rigeneratore,
come accade a Valérie: Ebbi un lungo sonno, una visione rapida della mia vita terrena con le
azioni buone e cattive (238). Attesta François: Nel sonno hai momenti di incubo (163).
Il trapasso, di norma, è dolce. Tanti sono spaventati dall’idea di dovere morire, anche
perché ricordano l’agonia di certe persone cui gli è stato dato di assistere. Si ha l’impressione
di una lotta spaventosa. Ma in realtà è il corpo che soffre, non l’anima al livello della
coscienza. Per quanto possa essere preceduto dalle sofferenze poniamo di una malattia o di
ferite causate da un incidente, di per sé il trapasso è dolce e lieve. Vi si prova come un senso
di liberazione.
Pure le esperienze che seguono il decesso appaiono gratificanti, almeno in genere, anche
se non sempre. Così, per esempio, attesta un vecchio prete abruzzese, Don Guglielmo:
Appena il corpo muore e l’anima è libera, l’esperienza è meravigliosa. Dopo devi purgarti
(14).
La purgazione può aver luogo prima o durante o dopo il sonno rigeneratore. Consiste in un
periodo di solitudine, che può essere molto penosa. L’anima è lasciata sola a riflettere sui
propri errori terreni, finché non maturi la decisione di pentirsi, di emendarsi, di chiedere
perdono a Dio e di abbandonarsi in tutto a Lui, alla sua misericordia.
In questa condizione l’anima vive l’esperienza come di trovarsi al buio e nella nebbia, che
verranno poi meno, a grado a grado, nella misura in cui l’entità si converta e modifichi il
proprio atteggiamento e il corso dei suoi pensieri. Soprattutto nell’altra dimensione, la cui
natura è tutta mentale, la condizione è determinata dai pensieri e si viene a modificare col
mutarsi di questi.
La purificazione dalle proprie scorie si realizza principalmente in questa forma, nel corso
di questo periodo di espiazione, che segue il trapasso, o il sonno, di poco.
A Don Guglielmo rivolgo un quesito: “Ora voi siete, come tu stesso dicevi, in una
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condizione di paradiso. Ma, se vorrete rendervi più perfetti e più puri, dovrete ancora passare
per esperienze definibili di purgazione?” Sì, risponde, per condizioni differenti (14).
Alla fine l’anima dovrà attuarsi pienamente in Dio. Ma, per riempirsi di Dio, dovrà
svuotarsi di sé, dovrà svuotarsi di ogni egoismo ed egocentrismo, di ogni attaccamento alla
terra, di ogni antico rancore. A questa operazione appare funzionale la caduta dei ricordi. È
una vera scorciatoia ai fini del distacco. Di un’anima disincamata (della cui comunicazione,
ahimè, non ritrovo più il verbale) rammento queste parole: “Avevo dei nemici sulla terra...
ma chi erano? e che mi hanno fatto? Chi se lo ricorda!”
La caduta dei ricordi ha luogo in quella stessa condizione di luce, che è dominata dalla
forma. La mente vi crea forme similterrene. Un’anima vi si ritrova con l’aspetto umano che
aveva già nel mondo, in mezzo ad un ambiente simile a quelli terreni. Si è già detto che
questo accade per effetto delle abitudini mentali, dure a morire, dei soggetti, i quali si creano
quelle forme con la medesima spontaneità con cui noi ogni notte ci creiamo gli ambienti
mentali dei nostri sogni.
Quelle abitudini, quei condizionamenti verranno un po’ alla volta anch’essi a cadere: è un
altro aspetto del processo di purificazione di un’anima, quale ha luogo nel corso
dell’esistenza dopo la morte in periodi successivi all’espiazione nella solitudine.
Questa prima fase di purificazione, che possiamo definire di vera espiazione, c’è chi la
deve attraversare e chi no. Ci passano, in genere, le anime gravate da particolari scorie.
Di uno stadio di purificazione che può venire ancora dopo ci dà un’idea questo dialogo.
L’abbiamo avuto con un’entità femminile che ci ha detto di essere vissuta negli Stati Uniti e
precisamente nell’Indiana. Il nome che ci ha dato è Sincerity. Ebbene, Sincerity ci ha riferito
che stava attraversando un periodo di purificazione assai poco piacevole, finalizzato a un
maggiore distacco da questa terra. Ci ha detto di avere molto desiderato di salire a una
condizione dove, in effetti “non ci sono forme”, né umane e neanche animali e vegetali. Le
ho chiesto se fosse contenta di una tale attuazione. Ha replicato: Non molto. Immagina la
terra senza uomini, animali e piante. Nel luogo attuale c’è un’atmosfera fredda (193).
Un’altra forma di purificazione è quella che si ha quando ci si impegna per gli altri. Essa
riscatta da molti passati egoismi, ma in una maniera attiva e utile, senza più necessità di
soggiornare in una condizione penosa. A quanto ci risulta dalle nostre comunicazioni, pare
che molte anime giovani si purifichino per questa via.
Per meglio spiegare quest’ultimo concetto, riporto la descrizione che Riccardo, detto
Richi, adolescente della Lombardia deceduto a 17 anni per un incidente, ci ha dato del suo
trapasso. Pare che sia andato col suo motorino a sbattere contro un ostacolo non bene
precisato. Riporto il dialogo tra lui e me, la cui spigliatezza mi auguro ne renda l’atmosfera
“giovane” senza parere irriverente e senza dispiacere ad alcuno.
“Sei morto d’un colpo o all’ospedale?” chiedo a lui, che mi risponde: Niente, sono rimasto
lì come un cretino. “Come un cretino morto o come un cretino vivo?” Morto. “E che hai
visto? Che esperienze hai avuto in quel momento?” Beh... niente... Lì per lì stai a guardare.
“E che si vede, per esempio?” E[h]... niente.., non ti rendi conto. La gente, la polizia, i
rilievi. Poi un gruppo di giovani allegri e luminosi: ‘Dai, bamha, vien via!’ Mi hanno messo
in mezzo e mi son trovato in un verde prato. Si sta con loro e un capo... Io ogni tanto dormo,
ma loro vanno in missione (467).
I giovani di luce soggiornano in un ambiente pur sempre di sostanza mentale, ma fatto di
prati e boschi e compendio di ogni bellezza naturale, che già di per sé pare predisposto a
rasserenare gli animi.
“Il tuo ambiente com’è?” domando a Maurizio. Il quale mi risponde: Bello, sereno e
luminoso: quello che voi dite ‘paradiso’. “Se ti giri intorno, che vedi?” La natura (502).
San Pietro, chiavi, porta, paradiso, angeli con le ali non si vedono, osserva Marilena.
Chiedo: “È forse un limbo più che un paradiso?” Risponde: No, è un vero paradiso come lo
pensiamo noi giovani. “Rassomiglia alla nostra terra?” Sì, ma più verde, più arioso, più
luminoso, insomma tutto più (495).
I giovani che appaiono a Richi agiscono da “essere di luce” collettivo, se si può dir così.
Accolgono Richi tra loro, lo lasciano dormire per rigenerarsi, lo coinvolgono. Quella dei
“figli di luce” è una manifestazione di grazia. Ai giovani che trapassano all’altra dimensione
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è offerta la possibilità di saltare i periodi di espiazione purificandosi attraverso un impegno
per gli altri. Un tale impegno per gli altri consiste nell’assolvimento di due essenziali compiti:
assistere i propri cari lasciati sulla terra e accogliere le anime di altri giovani che arrivano
all’altra dimensione sbandati, sovente, e bisognosi di ogni aiuto. In questa pronta
disponibilità, in questa generosità immediata è il vero riscatto delle anime.
continua......

venerdì 7 gennaio 2011

Samuel Philippe, uomo per bene

Samuel Philippe era un uomo dabbene in tutta l'accezione della parola: nessuno ricordava di avergli mai visto compiere una cattiva azione, o fare volontariamente torto a qualcuno. Pieno di una dedizione illimitata per gli amici, era sempre pronto a rendersi utile, anche a spese dei suoi stessi
interessi. Pene, fatiche, sacrifici, nulla gli era di peso quando si trattava di rendersi utile; e lo faceva naturalmente, senza ostentazione, meravigliandosi anzi che qualcuno gliene facesse un merito. Non aveva mai serbato rancore a coloro che gli avevano fatto del male, e li aiutava con la stessa premura che avrebbe dimostrato se gli avessero fatto del bene. Quando aveva a che fare con degli ingrati, si diceva: «Non sono io, quello che si deve compiangere: sono loro». Sebbene intelligente e dotato di molto spirito naturale, aveva avuto una vita di fatiche, oscura e disseminata di dure prove.

«Voi sapete di quante tribolazioni è stata disseminata la mia vita; non mi è mai mancato il coraggio nelle avversità. Grazie a Dio! Oggi me ne rallegro. Quante cose avrei perduto, se avessi ceduto allo scoraggiamento! Tremo al solo pensiero che, se avessi fallito, ciò che ho sopportato sarebbe stato inutile e io avrei dovuto ricominciare. O amici miei, penetrate questa verità: ne va della vostra felicità futura. No, certo, non è pagare la felicità a prezzo troppo alto, se la si acquista con pochi anni di sofferenza. Se sapeste come sono ben poca cosa gli anni, di fronte all'infinito!
«Se la mia ultima esistenza ha avuto dei meriti ai vostri occhi, non avreste certo detto lo stesso di quelle che l'hanno preceduta. Solo per mezzo del lavoro compiuto su me stesso sono diventato ciò che sono ora. Per cancellare le ultime tracce delle mie colpe passate, dovevo ancora subire queste ultime prove, che avevo volontariamente accettato. Ho attinto dalla fermezza delle mie risoluzioni la forza di sopportarle senza lagnarmi. Oggi benedico quelle prove; per loro mezzo ho rotto con il passato, che per me è soltanto un ricordo, e posso ormai contemplare con soddisfazione legittima il cammino che ho percorso.

«O voi che mi avete fatto soffrire sulla Terra, che siete stati duri e malevoli verso di me, che mi avete umiliato e amareggiato, che con la vostra malafede mi avete spesso costretto alle privazioni più dure, non soltanto io vi perdono, ma vi ringrazio. Volendomi fare del male, non pensavate che mi facevate del bene. E' vero che debbo a voi gran parte della felicità di cui godo, poiché mi avete fornito l'occasione di perdonare e di rendere bene per male. Dio vi ha posti sulla mia strada per mettere alla prova la mia pazienza e per esercitarmi nella più difficile pratica di carità: l'amore per i nemici.

«Non spazientitevi per questa digressione: ora vengo a ciò che mi avete chiesto. «Benché soffrissi crudelmente durante la mia ultima malattia, non ho avuto agonia: la morte è venuta per me, come il sonno, senza lotte e senza scosse. Poiché non avevo timori per l'avvenire, non mi sono aggrappato alla vita; perciò non ho dovuto dibattermi nell'ultima stretta; la separazione si è compiuta senza sforzi, senza dolore, e senza che me ne sia accorto. «Ignoro quanto sia durato quest'ultimo sonno, ma è stato breve. Il risveglio è stato di una serenità che contrastava con il mio stato precedente: non sentivo più dolori e me ne rallegravo; volevo alzarmi, camminare, ma uno stordimento che non aveva nulla di sgradevole, che anzi aveva un certo fascino, mi tratteneva, e io mi abbandonavo ad esso con una specie di voluttà senza rendermi conto della situazione e senza sospettare che avevo lasciato la terra. Ciò che mi circondava mi sembrava un sogno.

«Ho visto mia moglie e alcuni amici inginocchiati nella stanza, piangenti, e mi sono detto che senza dubbio mi credevano morto; avrei voluto rincuorarli, ma non riuscivo a pronunciare una sola parola; allora ho concluso che sognavo. Ciò che mi ha confermato questa impressione è stato il fatto che mi vedevo circondato da molte persone care, morte da tanto tempo, e da altre che non riconoscevo e che sembravano vegliare su di me per attendere il mio risveglio. «Questo stato era inframmezzato da istinti di lucidità e di sonnolenza, durante i quali recuperavo e perdevo alternativamente la coscienza del mio io. A poco a poco, le mie idee acquistarono maggiore chiarezza; la luce che intravedevo attraverso una nebbia divenne più brillante; allora incominciai a riconoscermi e compresi che non appartenevo più al mondo terrestre. Se non avessi conosciuto lo Spiritismo, l'illusione si sarebbe indubbiamente protratta per molto più tempo.

«La mia spoglia mortale non era ancora stata sepolta; la considerai con pietà, rallegrandomi di essermene finalmente liberato. Ero così felice di essere libero! Respiravo facilmente, come chi esce da un'atmosfera nauseabonda; un'indicibile sensazione di felicità penetrava tutto il mio essere; la presenza di coloro che avevo amato mi colmava di gioia; non ero affatto sorpreso di vederli; mi sembrava del tutto naturale, ma avevo l'impressione di rivederli dopo un lungo viaggio. Una cosa mi sbalordì, all'inizio: ci comprendevamo senza articolare parola; i nostri pensieri si trasmettevano per mezzo dello sguardo, in una specie di penetrazione fluidica.

«Tuttavia non mi ero ancora sbarazzato completamente delle idee terrene; il ricordo di ciò che avevo sopportato ritornava alla mia memoria, di tanto in tanto, quasi per farmi apprezzare di più la mia nuova condizione. Avevo sofferto fisicamente, ma soprattutto moralmente; ero stato bersaglio della malevolenza, di quelle mille perplessità forse ancora più penose delle vere sventure, perché causano un'ansia perpetua. La loro impressione non era ancora completamente cancellata, e talvolta mi chiedevo se me ne ero veramente sbarazzato; mi pareva di udire ancora certe voci sgradevoli; temevo gli imbarazzi che tanto spesso mi avevano tormentato, e nonostante tutto tremavo; mi tastavo, per così dire, perché volevo assicurarmi di non essere vittima di un sogno; e quando ebbi acquisito la certezza che tutto ciò era finito davvero, mi parve di essere stato sollevato di un peso enorme. E' dunque vero, mi dicevo, mi sono finalmente liberato di quelle angosce che costituiscono il tormento della vita; e ne rendevo grazie a Dio. Ero come un povero che all'improvviso acquisisce una grande fortuna; per qualche tempo, dubita della realtà e prova ancora le apprensioni del bisogno. Oh, se gli uomini comprendessero la vita futura, quale forza, quale coraggio darebbe loro questa convinzione nelle avversità! Che cosa non farebbero, finché sono sulla terra, per assicurarsi la felicità riservata da Dio ai suoi figli che obbediscono alle sue leggi! Vedrebbero che le gioie da loro invidiate sono ben poca cosa in confronto a quelle che trascurano!».

Tratto da:  vitaoltrelavita.it

sabato 1 gennaio 2011

CIO' CHE DIVERRETE DOPO LA MORTE

Questo brano  tratto dal libro "Vers l'Unite', Sorlot - Lanore, Paris" scritto dalla sig.ra Jeanne Morrannier, e contiene le ultime comunicazioni ricevute per "scrittura automatica" dal figlio Georges, deceduto nel 1973. M. me Morrannier ha raccolto le comunicazioni medianiche di Georges in sette libri. 

La transizione tra il mondo terrestre e il mondo spirituale non avviene sempre dolcemente. Per tutti quelli che sanno che la vita continua dopo la morte, la prova sara' di corta durata. Per quelli che sono pronti, avendo perfettamente compreso che la morte conduce alla vera vita, non vi sara' prova. Arrivando, accetteranno molto naturalmente di andare verso cio' che li attende. L' espressione "lasciare la terra" non e' propriamente esatta. Voi non abbandonerete l' Universo che conoscete, per raggiungerne un altro molto lontano o situato chissa dove. Farete ancora parte del vostro, di quello dei parenti e degli amici dai quali avreste dovuto separarvi.
Il termine "separare" e' anch'esso errato, poiche' voi li vedrete,  voi potrete continuare a vivere con essi. Ma per essi, voi sarete invisibili, voi li avrete "lasciati"; lasciati nella sofferenza di non vedervi piu' (nel senso che loro crederanno di avervi perduto per sempre ndr). Se la morte vi avra' toccato in una via, per la strada o in un ospedale, la vostra prima idea sara' di ritornare al vostro domicilio. E sara' sufficiente pensarlo per esservi. Sul momento non comprenderete come l' avrete raggiunto. E' un po' piu' tardi che constaterete la potenza dello spirito. Se al posto di pensare al vostro domicilio, penserete ad una persona amata o amica, la raggiungerete subito. Parlo di tutti quelli che sono preparati alla sopravvivenza. Voi riconoscerete il vostro ambiente abituale, ma avrete avuto un cambio di dimensione. Avrete raggiunto la nostra. Il mondo con le tre dimensioni spaziali che voi conoscete sara' sempre la', ma sfumera' progressivamente nel vostro "mentale", per fare spazio - mentalmente, insisto - al mondo spirituale che si colloca essenzialmente su una quarta dimensione che noi chiamiamo pensiero o spirito. Voi coabiterete con le persone terrestri di vostra scelta, potrete rendere visita a chi vorrete, ma vivrete ormai su un altro piano vibratorio, su una frequenza inaccessibile agli esseri terrestri, perlomeno allo stato di veglia. Se sarete pronti a venire da noi, tutto avverra' meravigliosamente. Quelli che hanno fenomeni di sdoppiamento durante i coma, gli svenimenti, le operazioni chirurgiche, gli incidenti e li ricordano, non temono piu' la morte. Tutti si sdoppiano in tali circostanze, ma pochi lo ricordano. Tali persone hanno avuto un' apertura sul nostro mondo, hanno preso coscienza del campo divino nel quale noi viviamo. Sanno cio' che li attende, hanno compreso il senso della vita terrestre, sono cambiati di comportamento, vedono la loro vita sotto un' altra luce. Qualcosa d' altro e' intervenuto, qualcosa che gli permettera' d' esistere ancora. Io so che quelli che li ascoltano non sono sistematicamente convinti (dai loro racconti ndr), ma anche per queste ultime persone il passaggio sara' facilitato. E' sufficiente infatti che nella vostra vita attuale, abbiate inteso parlare della sopravvivenza dell' anima, anche senza credervi, che vi ritorni alla mente tutto a un tratto, nel momento di passaggio, della persona che ve ne ha parlato, o del libro che avete letto a tale proposito ...
Quando i vostri genitori o parenti anziani muoiono e ci raggiungono, riprendono l' aspetto che avevano quando voi eravate dei fanciulli. Infatti dentro voi stessi, nella vostra memoria avete anche senza averne la percezione, il ricordo dell' aspetto dei vostri genitori da giovani e li riconoscerete senza dubitarne.
Di converso, la sostanza del corpo spirituale e' totalmente diversa dalla carne. Tutti gli organi fisici sono scomparsi. Il corpo dello spirito non dipende piu' dalla biologia o dalla chimica, ma solo dalle leggi della fisica. Non possiede ne' muscoli ne' sistema nervoso. Le cellule organiche appartengono al corpo di carne ... E' infatti piu' preciso parlare di facolta' che di organi, parlando di corpo spirituale ... E' il vostro cervello spirituale che vi condurra' nell' Invisibile e che guidera' totalmente il vostro corpo. Dipenderete da lui come, sulla terra, dipendeste dal vostro cervello fisico. ... L' attivita'' del pensiero nell' Aldila' e' stupefacente. Esso regge tutto: comanda il corpo e vi permettera' di vivere normalmente sul piano spirituale ... Troverete sempre qualcuno che si prendera' cura di voi, si tratta della vostra guida.
Fa parte del suo compito l' attendervi e l' aiutarvi nel difficile momento in cui abbandonerete il vostro involucro terrestre. L' ho sempre detto, la maggior parte di noi ha bisogno di conforto in quel preciso istante. Troppe poche persone sanno che la vita continua dopo la morte. Lo constato tutti i giorni del vostro tempo. Parlo del "vostro" tempo, in quanto non ha nulla a che vedere con il nostro ... Sarete quindi accolti al vostro arrivo, sia dalla vostra guida che dai vostri cari scomparsi ... La separazione e' meno dolorosa per noi che per voi, in quanto noi siamo in grado di vedervi e sentirvi. Ma l' assenza di comunicazione e' talvolta molto difficile da sopportare, da una parte come dall' altra. Vi sara' sempre qualcuno per confortarvi e capace di spiegarvi perche' siete ancora vivi, perche' la vostra famiglia terrestre non vi puo' vedere, e perche' non potete piu' reintegrare il vostro corpo fisico ... Poi, molto rapidamente, farete il bilancio della vostra vita. Che sara' una sorta di confessione sotto il controllo della vostra guida, la quale conosce tutto di voi. Come in un film tutte le azioni ritorneranno alla memoria, le buone e le meno buone. Ma a differenza di quanto asserivano le religioni dell'antico Egitto, non vi saranno bilanci o giudizi neri e bianchi. Molto presto, se il passaggio non e' stato particolarmente doloroso, vi immergerete in una sorta di sonno sempre necessario per meglio vivere la transizione tra i due mondi. E' il riposo dell' anima. Non e' che un periodo, differente tra individuo ed individuo. I bambini e le persone anziane si risveglieranno molto velocemente, avendo fretta di condividere la vita degli altri. E cio' avverra' nei luoghi a voi conosciuti, non certamente sulle nuvole o "nel cielo" ... Per l' anima ci sara' una profonda impressione di benessere, di calore morale e d' amore. Sarete molto sensibili alla potenza misteriosa del campo divino che ci avvolge, che penetra l' anima rendendola piu' serena, piu' adatta al soccorso, all' assistenza, ad amare. Risentirete di questa profonda impressione di calma interiore, di pace con voi stessi e con gli altri dispensata dalle "onde" spirituali ... Non appena avrete appreso a muovervi col pensiero, sarete inviati ad accogliere i morenti della terra, con la priorita' verso i vostri familiari, ma anche verso degli sconosciuti. Nello stesso modo in cui voi siete stati accolti al vostro arrivo nell' Invisibile, cosa voi dovrete accogliere i nuovi venuti. Sarete inviati sulle vie, nelle strade, negli ospedali o al domicilio dei morenti. La solidarieta' e l' aiuto reciproco non sono delle parole vuote nel nostro mondo. Aiutare nel passaggio, sara' il vostro primo dovere e voi saprete adempiervi. Inoltre potrete proteggere la vostra famiglia rimasta sulla terra. Vi eserciterete cosi con grande contentezza al vostro futuro compito di guida ... Voi sarete interamente degli esseri spirituali. Passerete nell' Invisibile con la stessa personalita', le stesse qualita' e gli stessi difetti della vita terrestre che starete per abbandonare. E' questo che spiega la presenza, nell' Aldila' di disincarnati cosi' diversi gli uni dagli altri. Voi continuerete ad agire e a pensare, ma con un altro scopo, quello di evolvervi ... Non dovete piu' temere la morte. Essa non e' che una transizione tra i nostri due mondi. E' un passaggio su un' altra dimensione, e' il ritorno verso un' esistenza che avevate dimenticato, e che e' decisamente piu' gradevole, esente da preoccupazioni e problemi di sorta. Essa comporta una separazione inevitabile nelle famiglie, ma una separazione provvisoria che per noi non esiste, in quanto noi non vi lasciamo mai veramente. Imparate a vivere con i vostri scomparsi invisibili. Voi non li vedete, ma nonostante  essi sono vicini a voi, realmente viventi e perfettamente coscienti. Diventano molto felici quando voi avrete capito che essi continuano a vivere e ad amarvi. Accettate per loro questa nuova esistenza. Sara' la vostra, un giorno.
                                                      
Le cose più belle della vita non si vedono con gli occhi, ma si sentono con il cuore. A voi tutti, l'augurio per un 2011 davvero speciale.

                                                                  
                                                    



mercoledì 29 dicembre 2010

COME FESTEGGIARE COI NOSTRI CARI

Durante le feste è ancora più acuto il dolore dovuto alla perdita di una persona cara e ci siamo chiesti se esista un modo semplice per "chiamarLi" e renderLi partecipi del clima rilassato e familiare di questi giorni, che dovrebbero essere un po' meno grigi degli altri. So bene che è difficile festeggiare, nessuno di noi credo si senta disposto, anche dopo anni, a farlo in modo chiassoso ed incontrollato, ma da quel che abbiamo  sperimentato personalmente, possiamo affermare con certezza che la tristezza ed il dolore troppo forte sono delle barriere invalicabili ai Loro contatti spontanei (ADC). E' infatti questo DONO che vorremmo ricevere  per le feste, senza ricorrere a Mediums e Sensitivi, perchè solo l'esperienza diretta può provare, al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, che la vita continua anche dopo la morte del corpo fisico. Ecco percio' alcuni consigli che abbiamo raccolto quà e là su Internet. Ve li "passiamo" con la speranza che i metodi indicati si rivelino efficaci.
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1) Parlate ad alta voce ai vostri Cari Defunti per diversi giorni prima dell'evento festivo, in modo da esser certi di essere sentiti. In genere si crede che,quando le persone care muoiono, restano intorno a noi continuamente, a sentire e vedere tutto quello che ci sta succedendo.
Non è così. Che vita noiosa avrebbero se dovessero seguirci ogni minuto! Quindi,
parlate Loro con voce normale, fate sapere che Li vorreste con voi a fine anno, per esempio.
2) Dite chiaramente che non avrete paura di vederLi o di sentirLi parlare: sebbene lo spirito di una persona amata non vorrà mai spaventarvi, è bene dare loro il permesso di starvi accanto. 3) Dite che Li amate e che vi mancano, anche se ci fossero state delle piccole divergenze o liti prima del loro Passaggio: parole di perdono ed amore vi porteranno la loro energia. 4) IMPORTANTE!  Indossate qualcosa che era loro, se possibile: la spilla della nonna, l'anello della mamma, l'orologio del papà, insomma qualcosa che amavano e che ora possedete. Se avete perso un bambino, portate con voi le loro coperte, o qualsiasi altra cosa come un sonaglietto, un cucchiaino, un bracciale ospedaliero, ecc.. , insomma qualsiasi cosa abbiate e che possa connettervi con Loro.
Oppure bevete il loro liquore preferito o, se siete astemi, mettetelo in tavola,
dato che non può certo più far Loro del male, parimenti per chi era fumatore, può essere utile mettere un pacchetto di sigarette in bella vista, come si farebbe se fossero ancora qui.
Vestirsi con i loro abiti, portare i loro gioielli o la loro borsetta o indossarne la cintura è mostrar Loro che Li amiamo e che li vogliamo con noi.
5) Allo scoccare della mezzanotte del 2011, abbracciamo tutti i presenti e poi attendiamo anche i Loro abbracci e baci spirituali: una lieve carezza sulla guancia, o la sensazione di qualcuno che ci sta tenendo la mano. Saprete istintivamente che si tratta di un gesto fatto dai vostri Cari che vivono dall'Altra Parte.  Godete di questi momenti da pelle d'oca e aspettate che qualcosa cada da una mensola o qualche altro fenomeno che spesso accompagnano l'apparizione degli spiriti. Essi sono in grado di fare molte cose per farvi sapere che vi stanno accanto. 6) Tutti iniziamo un nuovo anno insieme a persone in carne ed ossa ed ai "disincarnati" e l'Amore è sempre il "collante" che ci unisce.  Auguro a tutti di iniziare il nuovo anno in modo meraviglioso, certi che si è ancora tutti insieme, PERCHè.....L'AMORE NON MUORE MAI!
                                       
FELICE ANNO NUOVO

domenica 19 dicembre 2010

Evolvenza-Marina Lontano racconta il suo trapasso 2

Evolvenza-Marina Lontano racconta il suo trapasso