mercoledì 17 ottobre 2012

Integrare la vostra essenza spirituale



Lo stadio attuale della coscienza umana non è certamente, quello finale: altri più elevati raggiungimenti evolutivi attendono l’uomo che proseguirà il suo perfezionamento, e di sicuro non solo in forme fisiche.


Man mano che diventeremo (in tanti!) “puri e potenti”, le nostre vibrazioni potranno con sempre maggior forza influenzare “il campo energetico” in cui si svolge la nostra vita; comprenderemo sempre più chiaramente che di esso  siamo cocreatori attraverso l’attività del nostro mondo mentale, i cui prodotti, prima o poi, si riverberano sul piano fisico:

 

Chi si lascia andare ad una vita caotica e nutre pensieri e sentimenti grossolani, sta svilendo tutto il proprio essere, e ben presto la sua espressione, il suo sguardo, la sua voce e i suoi gesti finiranno per risentire di quello svilimento. Ma se si sforza di accordarsi con il mondo divino e di rispettarne le leggi, a poco a poco qualcosa in lui si aggiusterà, si schiarirà, si purificherà…e in lui inizia a prodursi una vera metamorfosi. (O. M. Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Al contrario, risentiamo del “campo”, subendone passivamente le influenze, quanto più siamo dipendenti da sistemi ideologici, conformismi, settarismi di vario genere.
“L’uomo non è che desiderio; come desidera, così egli diventa”. Questo è quanto affermano le Upanishad, quanto sostiene la Saggezza antica ed anche nuovi orientamenti della psicologia
L’uomo che vive nell’ombra della materia non vede al di là del suo sé separato:

 

Ogni individuo intuisce giustamente di condividere la stessa natura dell'Atman, ma distorce tale intuizione applicandola al suo sé separato; ritiene che il suo sé sia immortale, onni-comprensivo, centrale nel cosmo, estremamente importante. Cioè, sostituisce l'Atman con l'ego. Poi, anziché trovare la totalità effettiva e senza tempo, si limita a sostituirla con il desiderio di vivere eternamente; anziché fondersi con l'universo, desidera possederlo; anziché fondersi con Dio, si sforza di fare la parte di Dio. (Ken Wilber,  il progetto atman)

 

Sul Sentiero comprendiamo lentamente che noi siamo la causa, remota o recente, del tenore generale delle nostre vite, della nostra appartenenza sociale, della nostra parentela, delle nostre relazioni.
Noi siamo lì dove ci siamo collocati; non siamo in un certo modo e in un certo luogo casualmente bensì causalmente.
Il nostro futuro si sta strutturando su di un piano sottile. Non si è ancora cristallizzato, manifestato sul nostro piano di esistenza fisico, ed è per questo che qui, nel nostro attuale presente, siamo in grado di modificare le dinamiche che lo stanno forgiando, attraverso l’orientamento dell’energia del pensiero.
Le trasformazioni sempre più accelerate, e a tutti i livelli, che vive il nostro Pianeta, le riscoperte consapevolezze sulla natura dell’uomo e sulla sua unità con l’Universo e la ricerca di senso, sempre più dolorosa e struggente, perseguita soprattutto dalle nuove generazioni, indicano chiaramente ad ogni Pensatore che l’Uomo è a una svolta:

 

È questo il tempo di integrare la vostra essenza spirituale e diventare consapevoli su come utilizzare la vostra mente. Vi trovate in mezzo a una tumultuosa trasformazione, un’iniziazione che passa attraverso l’oscura notte dell’anima, e dovete essere pronti e disposti a identificare i problemi che si presentano nella vita personale e collettiva e a scoprirne la soluzione. Si sta avvicinando una sorprendente rivoluzione spirituale mondiale e, nel diventarne consapevoli, è essenziale ricordare che le opportunità di crescita sono sempre abbondantemente disponibili; basta imparare a crearle. (B. Marciniak, La via del risveglio planetario)

 

In  questi tempi, l’individuo sulla Via del risveglio può scegliere di:

  • rinnegare il proprio compito di mediatore tra il regno  animale istintivo e quello spirituale; di agente di trasformazione di se stesso e della realtà; di essere di transizione  tra il mondo materiale e quello superiore.
    Si  dissolverebbe così la preziosa eredità di millenni di ricerca e  l’umanità  si appiattirebbe  in una assuefazione al consumismo, alla delega, alla passività acritica;

  • aderire alla Nuova Visione del mondo, avvertita da un numero sempre crescente di individui e di gruppi umani, basata sulla presa di coscienza dell’Unità della Vita; della necessità di cooperare e condividere; della Fratellanza universale.

Spesso è il dolore a “fare da levatrice” all’anima nascente:

 

La disperazione è spesso il primo passo sul sentiero della vita spirituale e molte persone non si risvegliano alla realtà divina e all’esperienza della trasformazione delle loro vite fino a che non passano attraverso l’esperienza della disillusione e della disperazione. (B. Griffiths, Il fiume della pietà)

 

Tale dolore, “maieutico” di nuove opportunità, va accettato e compreso nella sua più profonda funzione di mediatore di più ampie consapevolezze. Si potrà così osservare “con occhi nuovi” e con “cuore nuovo” il mondo e i fratelli, non più con l’intento di “prendere” ma di “dare” al massimo grado consentito dal nostro livello evolutivo.
La nostra mente si apre alla visione del Pianeta come Essere evolvente, di cui siamo cellule co-creatrici, e al nostro Compito, fondato sulla più alta e veritiera Speranza.

domenica 7 ottobre 2012

il vivere di ogni giorno


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Voi siete nella vostra vita,nel vivere di ogni giorno
che presenta nuovi problemi e nuove angosce,
problemi e angosce che voi affrontate sempre
trepidanti e pieni di paura.
Come vorrei che passaste attraverso queste esperienze
serenamente,non distaccati,partecipandovi, ma trovando
in voi la forza di andare avanti, di capire che quello che
state vivendo e' per il vostro bene,per il vostro progresso
spirituale,e per l'ampliamento della vostra coscienza.
Come vorrei che trovaste questa fiducia,questa certezza,
perche' cosi' facendo voi meglio vivreste e vi risparmiereste
tanti dolori.
Possa essere questo il significato che dal nostro incontro
scaturisce.

Teresa     Cerchio Firenze 77

mercoledì 3 ottobre 2012

Siate nel mondo ma non siate del mondo


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L'evoluzione passa necessariamente attraverso tre punti fondamentali, che si succedono avendo come Fine ultimo la perfezione dell’umanità:

    1. Punti di Crisi;

    2. Punti di Tensione;

    3. Punti di Rinnovamento.

Allo stato attuale, l’umanità sembra trovarsi, come il guerriero Arjuna nella Bhagavad-Gita, nel mezzo del conflitto, tra le porte delle tenebre e le Forze della Luce, tra il materialismo e la spiritualità, tra la morte per ostinata ignoranza e la Vita liberamente scelta, che può sprigionarsi solo attraverso la vigilanza su pensieri, parole e azioni:

 

I tempi in cui vivete sono caratterizzati da immensi cambiamenti, e per gestire questo eccezionale processo di trasformazione del genere umano sono necessari una grande flessibilità e un chiaro intento. Sviluppare la capacità di essere consapevoli di ciò che si pensa mentalmente, si sente emotivamente e si dice verbalmente, e strutturare la propria vita con chiarezza cristallina attraverso pensieri, parole e azioni, è essenziale per vivere una vita al pieno delle sue potenzialità.
Uno dei primi passi verso l’esperienza “religiosa” e verso la “spiritualità” è il senso della sacralità dell’esistenza e della solennità delle tappe della vita di ogni singola e del Pianeta nel suo complesso, quando contemplate con animo sensibile e partecipe. Nasce da questo stato di “maestoso stupore” e di “innocente empatia” la Volontà di servire il Tutto, in qualsiasi modo ciò possa essere inteso.
Sul Sentiero siamo chiamati a scelte decisive e improrogabili.
Ce le richiedono:

    • i mutamenti sempre più accelerati che attraversa il Pianeta in ogni campo: geofisico, sociale, economico, culturale;

    • il dolore dei fratelli sofferenti per le crudeli sperequazioni economiche e per l’indifferenza imperante;

    • l’agonia del Pianeta vivente che ci ospita, e di cui siamo cellule,  trasformato in luogo di dis-amore distruttivo a causa di irresponsabili ambizioni di potere e mortali giochi consumistici;

    • il richiamo incessante della nostra anima, che ci sospinge alla scoperta del nostro vero Im-pegno (dare se stessi in pegno);

    •  la nostra stessa natura, ancora oscuramente percepita, di Esseri destinati alla Perfezione e alla Luce.

Il nostro Compito, posto tra Cielo e Terra, è quello di “diventare ponti”, sviluppando il rapporto armonioso e l’unità d’azione tra gli esseri umani, pur nelle diversità dei  temperamenti e dei mezzi usati; di manifestare dedizione e ordine, contrastando, con il metodo del “non dare energia”, le opposte caratteristiche manifestate nel mondo nel quale è nostro dharma vivere.
Nessun approccio “spirituale” all’esistenza può prescindere dal fatto che la dimensione animica si realizza nella vita di ogni giorno, che è per tutti, consapevoli e inconsapevoli, strumento di insegnamento e campo di servizio. Chi aspira a vivere una vita “spirituale” dovrà esaminare obiettivamente le proprie più profonde motivazioni.  Scopriremo che quelle poco limpide cercheranno spesso di dissimularsi, poiché, essendo annidate nell’ombra dell’ego, sfuggono alla luce: fuga dal mondo, desiderio di deresponsabilizzazione, aspirazione a “sentirsi speciale”, illusione di una vita “più facile”…
E’ la “
stabilità”, come afferma il Maestro Aïvanhov, che dà la misura dell’avanzamento dell’aspirante:

 

Essere stabili significa essere fedeli ai propri impegni e proseguire lungo il cammino malgrado tutto; e questo è difficile, più difficile che essere gentili, servizievoli, amorevoli, generosi, coraggiosi. Quando siete ben disposti, vi ripromettete di avanzare sempre sul cammino della luce, anche se è difficile.

Ma qualche giorno dopo, vi trovate in un altro stato d’animo e non vi ricordate più di aver preso quelle decisioni. Dove credete di andare così? Per avere accesso ai Misteri, bisogna poter dire come l’Iniziato dell’antico Egitto: «Io sono stabile, figlio di stabile, concepito e generato nel territorio della Stabilità”.(Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 
Se la ricerca non è ancora autentica, solo una parte superficiale della vita è consacrata allo “spirituale”; si cerca talvolta conformità o sicurezza e si è interessati per lo più ad attività, riti e cerimonie esteriori, che rasserenano la mente, placano agitazioni e rimandano l’impressione di “stare meglio con se stessi”.
Una motivazione più alta è riconoscibile:

    • dallo strenuo sforzo per il miglioramento di sé;

    • dalla ricerca del nucleo essenziale “di senso” della nostra esperienza terrena;

    • dalla chiara visione che ciò che ci ostacola è l’ego, di cui la paura e l’avidità sono le più frequenti manifestazioni;

    • dal conseguimento di duraturi conseguimenti interiori che ripudino la tendenza a esigere, forzare, trattenere e prendere per sé;

    • soprattutto, dall’aspirazione al Servizio disinteressato.

Chi “vive nel mondo ma non è del mondo” non disperde le sue energie in rimpianti e attese, vanità e fatui sogni, distrazioni e disattenzioni, fatti inessenziali e abitudini logore, sterili dialettiche e inutili convenzioni; egli considera il mondo una costante “rappresentazione sacra” in cui il quotidiano acquista senso estendendosi all’eterno.
Sa che dal nostro stato di coscienza dipende la ricezione della realtà e la nostra possibilità di farne il nostro “campo di esercitazione” per promuovere l’evoluzione della nostra anima e dell’umanità.
Sa che “
la saggezza del mondo è follia davanti a Dio”, poiché una più avanzata evoluzione dà un più alto potere di discriminazione e, di conseguenza, un senso diverso delle priorità rispetto alle convenienze sociali:

Ma che cos’è la società? Una vasta scena di teatro dove si recitano commedie d’ogni genere, e quelle commedie non devono mai farvi dimenticare che l’essenziale è ciò che voi siete interiormente, non lo spettacolo che date su quella scena.

Conservate soltanto la fede nella potenza del vostro spirito e nell’immensità della vostra anima!(O.M.Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Svanisce così la distinzione tra sacro e profano, tra pratica religiosa e attività lavorativa, tra spirito e materia:

 

Ogni attività è semplicemente una delle molteplici forme o manifestazioni dello spirito. Al centro vi è lo spirito, e tutto deve trovare il proprio posto in rapporto a quel centro, affinché la vita dell’uomo sia un’unità: è così che ciascuna delle sue attività contribuisce al suo perfezionamento, al suo pieno sviluppo.

La vera spiritualità consiste nel riuscire, qualunque cosa si faccia, a mantenere lo sguardo fisso allo spirito. Così come il cervello dirige tutte le nostre funzioni fisiche, allo stesso modo lo spirito deve dirigere tutte le nostre attività. (O. M. Aïvanhov, Pensieri quotidiani)

 

Ogni luogo e ogni momento hanno un nucleo spirituale che va riconosciuto: “ogni zolla della terra è sacra al nostro popolo” afferma il Capo indiano Seattle; e Francesco, creatura tra le creature, considera “frate” e “sora” ogni elemento della Manifestazione.


lunedì 24 settembre 2012

La Vita Una


L’Universo intero ci rimanda l’evidenza della Legge di evoluzione, che conduce ogni forma ad uno stato sempre più avanzato; il termine indica uno sviluppo dall’interno all’esterno, che prende l’avvio da un centro interiore il quale custodisce e tiene in memoria lo schema della forma iniziale e delle potenzialità future.
Si può definire l’evoluzione come lo sviluppo progressivo della capacità di rispondere; e il processo evolutivo come  la capacità sempre più adeguata di registrare e risuonare alle vibrazioni, prima del proprio piano, poi di quelli più elevati.
Una Vita centrale unificata comprende e sintetizza tutte le unità in evoluzione, sia della materia (atomi chimici e fisici) sia della  coscienza (esseri umani).
E’ questa anche la visione di Giordano Bruno, il quale proclama che:


  • esiste un infinito universo, fatto di infiniti mondi, eternamente evolventi;

  • nell’universo opera una provvidenza universale, che armonizza ogni cosa, tutto indirizzando alla divina Sorgente, Monade delle monadi;

  • scopo dell’uomo è quello di tentare di armonizzarsi con il tutto, in una “ascesa furente”:

Nell’universo esiste una profonda unità, è impensabile che ogni parte non corrisponda al tutto in una suprema armonia. La natura è viva e vivificata dal soffio divino. Tutte le cose sono nell’universo e l’universo è in tutte le cose; noi in quello, quello in noi; e così tutto concorre in una perfetta unità…perché questa unità è sola e stabile, e sempre rimane; questo Uno è eterno; ogni volto, ogni faccia, ogni altra cosa è vanità, è come nulla…
(G. Bruno, Gli eroici furori)

 

L’intera Manifestazione non è che l’insieme dei diversi stati di coscienza, dovuti a diversi stati evolutivi, dalla materia più grossolana all’uomo più avanzato; attraverso le forme esteriori la Vita entro di essa, o Intelligenza (da inter legere, scegliere discernere), si adegua al Proposito, che tende, sempre più evidentemente, alla perfezione.
L’evoluzione può anche essere definita “sviluppo ciclico”; la natura, infatti, ripete i suoi cicli finché la sostanza non abbia portato a termine determinati processi, adeguandosi in modo sempre più idoneo alla vibrazione più elevata. Ciò avviene mediante lo sviluppo del discernimento che nell’atomo si manifesterà come adattamento, nel sistema solare come attrazione-repulsione, nell’uomo come libero arbitrio.
Si afferma ne “La coscienza dell’atomo” di Alice A. Bailey, teosofa, allieva del Maestro Djwhal Khul, conosciuto come “il Tibetano”, che gli stadi che caratterizzano il processo evolutivo sono tre e corrispondono alle età dell’uomo: infanzia, adolescenza e maturità; questi stessi passaggi  possono ritrovarsi nello sviluppo delle civiltà:

  1. stadio dell’energia atomica;

  2. stadio della coscienza di gruppo;

  3. stadio della sintesi.

Lo stadio dell’energia atomica è primitivo e separativo.
Nei primi stadi dell’evoluzione l’uomo si crede  un individuo separato, vivendo egoisticamente prima per sé, poi per il gruppo familiare più intimo e sperimentando così la propria energia atomico-individualistica interna; questa stessa fase viene attraversata nell’infanzia dell’umanità e nell’infanzia di ogni essere umano.

Lo stadio della coscienza di gruppo riguarda la costruzione di forme coerenti maggiori, composte di forme minori.
L’uomo sposta l’attenzione dalla propria piccola vita al centro maggiore; da atomo diventa elettrone di una Vita più grande che lo tiene nella suo sfera di irradiazione e di cui comincia a intravedere il Piano ed il Proposito, così da poter collaborare, nei limiti che il suo sviluppo evolutivo consente.
In questo stadio - che  può essere paragonato a quello della radioattività - cominciano a manifestarsi le qualità dell’amore e della responsabilità:

 

…nel caso dell’essere umano (questo stadio) corrisponde al risveglio del senso della responsabilità e al riconoscimento del suo posto nel gruppo. Questo richiede la capacità di riconoscere una vita più grande di lui stesso, sia essa chiamata Dio o semplicemente ritenuta come la vita del gruppo al quale un uomo appartiene come unità, quella della grande Identità della quale ognuno di noi è parte. (Alice A. Bailey, La coscienza dell’atomo)

 

Lo stadio dell’esistenza unificata e sintetica corrisponde allo stato dell’essere umano adulto, che ha un piano ben definito; esso è ancora  lontano dall’attuale umanità.
In tale fase, l’individuo sa di essere parte di un’Entità sintetica che comprende tutte le unità di vita; ad Essa egli e il suo gruppo sentono di dover rispondere responsabilmente:

 

Non ci saranno soltanto le unità di coscienza separate e gli atomi differenziati nella forma; non ci sarà soltanto il gruppo formato da molteplici identità, ma avremo l’aggregato di tutte le forme, di tutti i gruppi, di tutti gli stati di coscienza fusi, unificati e sintetizzati in un tutto perfetto. Questo tutto potete chiamarlo sistema solare, natura o Dio, non ha importanza. (Alice A. Bailey, La coscienza dell’atomo)

 

Il sistema solare, i gruppi umani e l’atomo attraversano gli stessi stadi. Ad ogni livello, alla separazione seguirà l’unione e la formazione di gruppi; dalla sintesi delle unità emergerà infine un’unità cosciente e organizzata, formata da tutte le entità, animate da un solo proposito.
L’evoluzione opera pertanto secondo un proposito ordinato nella realtà in cui viviamo e in cui noi uomini siamo chiamati a dare il nostro contributo di esseri pensanti situati  tra il quarto regno, quello umano, e il quinto regno, quello spirituale, cui sempre  più evidentemente aspira l’umanità  avanzata.
Le “anime pronte” lavoreranno soprattutto sulla Sintesi, che, a tutti i livelli,  “mantiene ogni cosa nella sfera dell’amore divino”; essa non è coazione all’unità, in cui ogni cosa diviene uguale a un’altra, ma è un processo per cui i molti confluiscono coerentemente e consapevolmente nell’uno. Il risultato della Sintesi è una nuova entità, diversa dalla somma delle parti, poiché, come accade nei sistemi organici viventi, ogni elemento, pur conservando il senso della propria individuale diversità, si fonde nell’insieme, consapevole di essere parte di un Tutto più vasto.
Afferma Ildegarda di Bingen: “C’è un tessuto di equità che collega l’umanità a tutte le creature”.

 Pertanto, la Sintesi vivente, nel suo significato più interiore, è:

  • lettura intuitiva di fatti ed eventi;

  • sostegno alla tensione del Pianeta all’unità;

  • visione della totalità all’interno delle individualità;

  • riconoscimento del divino in ciascuno, al di là delle “differenze”;

  • aspirazione alla Co-operazione e alla con-divisione;

  • scoperta immediata e intuitiva dell’Essenziale;

  • tensione dinamica all’universalità e all’interezza;

  • riconoscimento dell’interdipendenza di tutte le sostanze;

  • visione del Bello e del Vero al di là degli annebbiamenti della mente;

  • spiritualizzazione del reale in vista del suo più alto significato e Fine.



domenica 16 settembre 2012

Il Senso e la Gioia

Sul Sentiero la vita acquista senso, anzi "Il Senso".
Allo svelamento graduale del Senso, si accompagna il riconoscimento di un maggior Valore di ogni elemento dell’esistente.
Leggi dell'universo, fenomeni naturali, avvenimenti della storia dei popoli e situazioni della vita dei singoli uomini non sono più episodi casuali e "separati".
Essi si manifestano come interconnessi tra loro e prodotti da Cause; rivelano, alla lettura interiore, il loro più alto significato di Insegnamento.
Il Senso e il Valore sono sempre stati lì, pronti per essere "letti", ma la loro rivelazione diventa, sul Sentiero, di un'evidenza luminosa.

In questa Luce:

  • l'universo caotico e casuale svela la sua natura ordinata e amorevole;

  • l'apparente irrazionalità si manifesta per inderogabile logica ;

  • l''esteriore ingiustizia svela la segreta Giustizia;

  • "il caso" rimanda alla Causa;

  • il rifiuto si trasforma in consapevole accettazione;

  • il "dare" coincide con l'"avere";

  • la ribellione cede di fronte all'evidenza che "Tutto è bene";

  • l'ignoranza evolve in Comprensione;

  • il rancore si scioglie in per-dono (dono a sé e all’altro);

  • la cecità si muta in Visione;

  • la concentrazione sugli effetti si trasforma in ricerca delle Cause;

  • la passività e l'impotenza diventano attività e Potere;

  • il "reagire" lascia il posto all'"agire";

  • la precarietà viene "proiettata" nell'eternità;

  • il tempo diventa tesoro da utilizzare per l'evoluzione;

  • il denaro svela la sua natura di energia, che sta all'uomo usare per il Meglio;

  • la separazione apparente si manifesta come Unità;

  • il perenne "gioco" evasivo diventa "gioiosa serietà";

  • la distrazione muta in attenzione;
  • l'osservazione e la riflessione diventano meditazione ;
  • l'assenza irresponsabile diventa responsabile presenza;
  • il velleitarismo diventa Volontà;
  • la "libertà" viene posta al servizio del Piano;
  • il Dovere è anteposto al diritto;
  • la Parola diventa “azione energetica”;
  • l’egoismo si con-verte in altruismo;
  • l’estraneità scopre la Fratellanza;
  • la diffidenza si apre alla fede;
  • la vana dialettica diventa Ascolto;
  • la confusione e il tumulto della Mente cedono al Silenzio;
  • il dolore viene riconosciuto come mezzo di purificazione;
  • la stasi viene abbandonata per il lavoro suggerito dall'anima;
  • l'Amore e il Compito coincidono;
  • L'Amore diventa fuoco.
Il Senso ritrovato illumina di Gioia il viandante sul Sentiero.

giovedì 30 agosto 2012

IL “CASO” E IL MONDO DELLE CAUSE


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Quel che noi chiamiamo caso non è altro che un modo per designare delle
cause e delle regole così complesse da non poter essere afferrate dalla
nostra mente.
In senso etimologico, la parola “caso” deriva dal termine “caduta” e si
riferisce, quindi, a un accadimento che non dipende da alcuna causa
specifica.
Si parla di caso nel gioco dei dadi, per indicare l’apparente accidentalità del
loro cadere in un certo modo. Ma la caduta dei dadi non è dovuta al caso
bensì obbedisce a una regola ben precisa, la stessa che determina la
rivoluzione dei pianeti intorno al sole: il dado, in determinate circostanze,
non può che mostrare una certa faccia.
(testo citato in La dottrina segreta dei rosacroce, Magus Incognito).
Nell’universo non domina la Casualità, ma vige la Legge della Causalità;
Einstein affermava: “Dio non gioca a dadi” e nei testi cristiani si legge che “si
raccoglie ciò che si semina”.
Uscire dalla visione casuale del mondo e scegliere quella causale cambia la
nostra visuale; ci conduce dalla rappresentazione di un universo caotico e
privo di senso alla visione di un cosmo ordinato e direzionato. Questa nuova
prospettiva ci avvia a una considerazione più avanzata delle nostre relazioni e
dei nostri compiti. Non possiamo accusare più nessuno, né persone, né
situazioni se siamo noi stessi a creare continuamente gli eventi della nostra
vita! Usciamo così dall’ Aula dei giochi e ci avviamo – attraverso la presa in
carico della nostra esistenza – all’ “etica della responsabilità”. Cominciamo
anche a prestare maggiore attenzione ad avvenimenti “casuali” del nostro
vissuto quotidiano, che potrebbero contenere coincidenze significative e
insegnamenti nascosti, secondo quanto indicato da Jung nell’analisi delle
sincronicita'
Il mondo esterno non è altro che uno specchio, una rappresentazione
dell’interno. Ogni cosa e ogni varietà di cose della natura temporale devono avere
la loro radice o la loro causa nascosta in qualcosa che è all’interno.
A questo punto del cammino avvertiamo che è nostro compito favorire:
- la nostra personale evoluzione;
- il progresso dei nostri simili;
- l’avanzamento dei fratelli minori degli altri regni (minerale, vegetale,
animale);
- lo sviluppo di Gaia, anch’essa parte evolvente del grande Uomo celeste.
In tale contesto, il concetto di “libertà”, tanto sbandierato nei nostri tempi,
tanto banalizzato e “ridotto a misura dell’ego”, assume una nuova luce.
Per il profano la libertà è spesso la gratificazione quanto più ampia possibile
dell’ego; si dice, con un’espressione che sembra ispirata alla virtù civica della
tolleranza, “La nostra libertà finisce dove comincia quella dell’altro”. In realtà,
la libertà, e molti altri termini “astratti” come verità, onore, dignità, si
ampliano e si nobilitano ad ogni voluta della spirale; potremmo dire che sono
come “contenitori vuoti” in cui ognuno mette quel che – nella tappa evolutiva
in cui si trova – gli sembra il valore più alto.
Per l’iniziato la Libertà è l’adesione volontaria e lieta alla parte che può
intravedere del Piano divino. Tale visione diventa sempre più elevata man
mano che egli sacrifica il suo piccolo sé per realizzare quanto ha intravisto. In
sostanza, la sua piccola libertà diventa mezzo di manifestazione sulla Terra
della Volontà e del Proposito divini, acquistandone, ovviamente, in ricchezza
e dignità.
Il concetto di “libertà” è meglio compreso se collegato a quello di “Gerarchia”.
L’uomo è un microcosmo immerso in un macrocosmo creatore e vivificatore,
variamente definito: Cosmo, Natura, Causa Prima, Grande Architetto, Forza
suprema, Energia, ecc. In tale macrocosmo, cui noi tutti apparteniamo,
percorriamo un cammino a spirale nel corso del quale riviviamo più e più
volte esperienze “dello stesso genere” (affetti, dolori, lutti, separazioni, gioie,
unità, ecc.) ad un livello sempre più complesso e avanzato; in tal modo
raffiniamo e miglioriamo gradualmente la nostra essenza, che portiamo con
noi nelle successive incarnazioni.
Il macrocosmo è a sua volta inserito in un organismo ancora più grande, che
è il corpo di un Grande Uomo celeste, e così via, in piani di esistenza che
ancora non conosciamo.
Le entità e gli agglomerati di sostanza sono interdipendenti e
gerarchicamente ordinati: il maggiore com-prende e sostiene lo sviluppo del
minore. Poiché “come in alto così in basso”, la Legge della Gerarchia, che si
manifesta nell’Universo, ci indica il nostro compito specifico, che per
l’iniziato coincide con la sua “libertà”. Egli sa che all’uomo dotato di
consapevolezza e capacità di amare è affidata una grande, ardua ma
meravigliosa responsabilità: sostenere, con l’energia della mente e del cuore,
il percorso evolutivo del Pianeta.
Il Pellegrino sul Sentiero scopre che Amore e Libertà coincidono alla
sommità del monte, poiché comprende che l’atteggiamento costante di
amorevole cura, liberamente e lietamente scelto, “fa fiorire” qualità e
potenzialità nel giardino del nostro mondo.
Dante Alighieri esprime questo concetto quando afferma – nel Purgatorio,
cantica della purificazione – che “in Sua Volontate è nostra Pace”.

giovedì 9 agosto 2012

La Grande Incognita

 
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È di alcuni decenni fa il romanzo Il buio oltre la siepe, che negli Stati Uniti, ma
anche in Italia, ebbe molta fortuna. Parafrasandolo in positivo ho tratto da esso il titolo
per riscrivere di un argomento, in verità sollecitatomi da molti in questi ultimi tempi. Ci
ritorno volentieri, perché oltretutto mi sta a cuore, se è giusto quello che dice Alberto
Savinio: “Quando si dice di pensare, si intende pensare alla morte. E a che altro
pensare?” In altre parole si è di fronte alla grande incognita.
Si sa che la nostra attuale cultura per buona parte ha perduto di vista tanti valori e di
conseguenza elude anche molte domande, un po’ per falsa sufficienza, un po’ per
scetticismo, ma, più di ogni altro, per esorcizzare una paura che poi tale non dovrebbe
essere se si sanno dare delle risposte adeguate alle quali dovrebbero seguire
comportamenti altrettanto coerenti.
Ci si nasconde, senza badare a molte raffinatezze, dietro alla corsa al successo e al
potere, definiti giustamente nella canzone dei Dik Dik “trappole mortali”, e poi si
rimuovono gli interrogativi fondamentali ed essenziali del nostro vivere: con questa
operazione tutto si spiega, anche il cinismo e l’assoluta mancanza di rispetto non solo
per le cose e l’ambiente ma per la stessa vita.
Dico subito che io credo profondamente nell’Aldilà. Questa fede mi fa amare e
rispettare di più l’Aldiquà e ciò che in esso di umanamente e culturalmente valido è
stato prodotto o si produce. Tale convinzione non nasce tanto da una riflessione di
ordine religioso quanto da una serie di considerazioni che sottopongo alla benevola
attenzione del lettore.
Pere capire qualcosa del vivere e del suo scopo occorrono due atteggiamenti della
mente: imparare a saper riconoscere i segni e poi saperli collegare in connessioni che
abbiano il sapore di un discorso coeso. I vuoti che si creano e ci sono tra un elemento e
un altro vengono colmati dall’intuizione, che poi non è altro che una forma di
razionalità di natura superiore: non si dimentichi che le grandi scoperte e invenzioni
procedono tutte e sempre in questo modo.
Di segni dell’Aldilà nella vita, per noi che conosciamo solo attraverso i sensi (e
questi sono estremamente limitati e limitanti), ce ne sono molti. Ne elenco alcuni:
l’angoscioso linguaggio della morte, la presenza luminosa del bene, l’assurdità del
male e delle sue scelte, eventi inspiegabili, coincidenze misteriose e non casuali,
l’enigma dell’universo, il miracolo della vita, una serie ormai infinita di esperienze e
fenomeni paranormali non riconducibili a fatti allucinatori, il rifiuto viscerale della fine,
sogni premonitori che si realizzano puntualmente, incontri inaspettati e imprevisti...
Tutti questi segni, se considerati in sé, forse dicono poco o tutt’al più sono dei
frammenti sparsi qua e là. Ci vuole un buon restauratore (cioè la nostra mente sgombra
da pregiudizi) che sappia saggiamente contestualizzare questi segmenti o tasselli in
modo da ripristinare l’intero mosaico nella sua logica nascosta.
Il caos, il nulla, l’apparente svuotamento della razionalità sono solo illusioni:
fermarsi ad esse e affermare che sono la verità mi sembra un atto o di rinuncia o di
presunzione. Il pensiero coraggioso va oltre, si chiede ragioni, cerca i nessi. E questi, se
si è aperti, all’improvviso vengono fuori in tutta la loro luminosa significatività.
Niente c’è di fortuito (gli scienziati questo lo sanno bene: ”Dio non gioca a dadi con
il mondo” ripeteva Einstein) come, peraltro, tutto sembra obbedire a una sorta di
organizzazione finalizzata alla conservazione dell’essere, anche se questa passa
attraverso il provvisorio buco nero di una quasi programmata disintegrazione
dell’esistente visibile.
Il filo del discorso si riannoda non nel creare ma nel saper leggere i legami fra i
segni: si scopre così che il deserto è puramente fittizio, anzi è necessario perché un’oasi
possa richiamarne un’altra, come pure è un indice di libertà imparare a scegliere una
lettura o fermarsi al semplice isolato dettaglio. D’altronde cosa insegnano la teoria degli
insiemi, dei gruppi, della Gestalt e dell’analisi testuale, se non quello che si è fatto
osservare sopra?
La realtà è che noi siamo energie pensanti destinate a sopravvivere oltre il visibile,
oltre cioè la gamma ristretta della misura bidimensionale spazio-tempo: questo è
richiesto dalla domanda d’infinito e d’eterno scritta nel patrimonio psicogenetico di
ognuno. Se quest’ultima esiste, è legittimo attendersi la possibilità d’una risposta di
uguale natura, altrimenti la domanda non si porrebbe in tutto il suo peso. Questa,
inoltre, è l’informazione della quale si è depositari e detentori.
Come sarà il post-Aldiqua? Certamente sarà una evoluzione graduale e diversificata
verso la luce, la piena conoscenza, l’incontro con l’Essere, la Vita, il Tutto, nel quale si
ricomporrà il globale significato dell’umano esistere e la liberante integrazione affettiva
con altri simili (parenti, amici, affini), anch’essi visti in relazione a quel Tutto, che non
potrà che essere Gioia, Felicità, Realizzazione di tutti i nostri più profondi desideri
incompiuti oltre che dei nostri silenzi finalmente mutati in parola.
Per il momento occorre apprendere a conoscere e a conoscerci, ad ascoltare e ad
ascoltarci. Il resto? Verrà da sé. 

tratto da
I testi del Convivio
LA LUCE OLTRE LA SIEPE
di Nicola Michele Campanozzi