venerdì 28 gennaio 2011

La perdita della forma

Il fatto di trovarsi bene nel mondo astrale della forma può indurre un’anima a prolungarvi
il soggiorno senza fine. Per lei quello è già il paradiso, a differenza che per altre, per cui
quelle esperienze potrebbero solo rappresentare gradini di una scala altissima che si prolunga
molto al di là e che solo all’ultimo, al sommo, adduce al paradiso vero.
Per quanto le guide possano sollecitarla ad elevarsi, quell’anima si sentirà indotta a
resistere il più possibile ad appelli del genere per fare, al contrario, ogni sforzo al fine di
mantenere ad oltranza lo status quo. Non ho voglia di evolvermi, ci confida Sandro. La sfera
mi sta bene, gli amici sono quelli di sempre: ci divertiamo e scherziamo ().

Anche Livia e Titta hanno forti resistenze, come risulta dai lunghi colloqui avuti con me
riportati nei Colloqui con l’altra dimensione, che hanno per protagonista anche Sandro.
Ci sono poi, per fare un altro esempio significativo, le resistenze della Signorina Clorinda,
detta Clory. Sono proprio io a farle il guastafeste, quasi in sostituzione della guida; e la
povera Signorina (con la quale – fatto eccezionalissimo – ci diamo del lei) replica in tono
accorato: Se veramente mi concentro su quello che Lei mi ha detto, allora mi rattristo.
“Gliel’ho detto per il Suo bene”, insisto. E la buona Signorina, che si fa anche lei un po’
furbetta: Ma l’eternità è lunga e senza fine. Subito, però, aggiunge: Ma sia certo, amabile
Professore, che terrò nella debita considerazione il Suo consiglio.
Nel frattempo, però, la Signorina Clory si sta godendo il piacevole soggiorno in una
particolare sfera dove è ricreato l’ambiente di uno stabilimento termale, e per nulla vorrebbe
rinunciarvi. Quindi chiede, con tutto il suo garbo, una dilazione: Posso almeno terminare, se
a Lei non dispiace, il mio soggiorno alle terme? ().
Anche le anime che con le loro comunicazioni alimentano tanta letteratura medianica del
filone spiritualistico anglosassone hanno l’aria di stare a perfetto agio nella loro fetta di
aldilà, che è tutto un panorama di casette di stile inglese con davanti il giardino e dietro il
cortiletto.
Si entra nella hall, da dove una scala con la moquette porta alle camere del piano
superiore, mentre nel salotto a pian terreno accanto al fuoco c’è una teiera con le tazze, i
piattini e il plum-cake, e al tutto fa la guardia un grosso bulldog accucciato accanto al
caminetto, con un occhio semiaperto.
Ci sono, però, anche le anime inglesi dissenzienti, come il già nominato Belive: Io pure ci
sono stato, dice, ma è sgradevole. “Ma agli inglesi piace immensamente questa maniera di
vivere e (perché no?) di sopravvivere così tipicamente e stucchevolmente inglese”. In terra
sì, ma in cielo... “Mi risulta che tante anime inglesi indugiano assai in tale condizione”. O[hJ
sì, non se ne distaccherebbero mai ().
La sfera formale a tanti piace, si è detto, ma non proprio a tutti e sempre. Dice, per
esempio, Nanda: A volte mi pare che tutto proceda bene, altre volte sono scontenta. “Perché
mai?” chiedo. Me ne dà la ragione: Ritorno in ambienti che non vorrei. “Quali?” Quelli dove
ci sono i miei morti. “Perché, non ti piacciono quegli ambienti?” Non così pensavo al mondo
soprannaturale. “Come sono quegli ambienti?” Come quelli della terra ().
Nell’approdare a certe sfere dell’aldilà, anche Piergiacomo le trova fin troppo simili alla
terra e antropomorfiche, e la cosa non è di suo gusto: È un momento un po’ di delusione: ti
aspetti un mondo, diciamo così, di angeli; invece... ().
Anche per Ubaldo è stato un po’ strano: sai, uno non s’immagina che il paradiso sia la
terra (). Non ho trovato il paradiso, attesta Mario, bensì un mondo simile al nostro, e
invece io credevo di trovare il paradiso del catechismo ().
Chi la vuol cotta e chi cruda, si sarebbe tentati di commentare, a sentire Empedocle di
Boville (a pochi chilometri da Frosinone), il quale trapassando ha finito per sistemarsi in una
replica del suo paese amato: facsimile che somiglia, sì, tanto all’originale, ma non
abbastanza.
“Che differenza c’è tra la Boville della terra e quella del cielo?” Meno bella in cielo. “E
come mai?” Beh, manca qualcosa: nun c’è la terra, come ti posso dì. “Puoi spiegarti meglio?
Cos’è che manca esattamente?” Un certo (e qui Empedocle ha fatto pausa, come a cercare le
parole più adatte) rumore, canti, amici. Insomma manca quello che c’è in un paese sulla
terra ().
Si può comprendere come un attaccamento eccessivo alla vita possa ostacolare l’adattarsi
dell’anima alla nuova condizione ultraterrena, specialmente quando una morte prematura
colga un giovane, come suoi dirsi, “così pieno di vita”.
Difficoltà analoghe a inserirsi nel mondo spirituale possono avere i materialisti, diciamo
così, incalliti, al pari degli atei il cui ateismo non sia solo una posizione dottrinale, ma un
modo di sentire e di essere. Ho detto così, semplicemente, a Ubaldo, senza nemmeno sfumare
troppo il discorso: “Ho inteso o letto da qualche parte che agli atei in genere come ai
materialisti non è per nulla facile inserirsi nel mondo spirituale quando trapassano”. Io infatti
sono in un mondo materiale, ha replicato Ubaldo senza pensarci due volte.

“Chi entra nella dimensione spirituale da materialista che genere di difficoltà incontra?” È
difficile l’evoluzione. “Cioè...?” Non è che uno si trovi male, ma resta sempre in un ambiente
terreno e non si evolve, non si spiritualizza ().
“Hai una forma umana?” chiedo a Belive. E lui: Sì, ma non mi piaceva averla ().
Io avevo il complesso del mio corpo, ci confida Iuzza, una grassa madre di famiglia di
Palermo che, trapassando, si è ritrovata nella sfera una replica astrale spietatamente esatta del
suo vecchio corpo obeso. Ora che è riuscita a perdere la forma, Iuzza è felice: si sente libera e
come trasparente ().
Nella dimensione astrale c’è chi per un periodo di tempo si porta la sua forma
similcorporea con scarso piacere e convinzione, e c’è chi non l’ha mai, neanche all’inizio. Io
voglio farti sapere, mi dice Paolo, che ci sono anime come me che non hanno un aspetto
umano.
Come si spiega questa differenza rispetto alle anime che, pur malvolentieri, si portano il
loro aspetto umano anche nell’aldilà? Giova, ogni volta, ritornare a quello che è il principio
dei principi: la vita disincarnata è tutta una creazione mentale. Ora la mente crea secondo le
proprie abitudini, inclinazioni, tendenze anche al livello inconscio, gusti, credenze,
convinzioni.
Questo ci aiuta a capire meglio la spiegazione che ci dà lo stesso Paolo: Avevo sempre
pensato che nel mondo spirituale non ci fossero aspetti terreni: non mi era possibile
immaginare di avere un corpo nell’altro mondo ().
Un’altra anima che non ha ancora assunto alcun aspetto umano simile a quello precedente
sulla terra è la giovane Edith ().
Nemmeno Fievole ha avuto ancora una vita astrale similterrena. Egli è trapassato con le
sue antiche convinzioni reincarnazionistiche, di marca esoteristico-teosofica, perfettamente
convinto di doversi reincarnare immediatamente: Si attende subito una nuova esistenza, mi
dice.
E difatti nemmeno è certo se, richiamandolo dopo due giorni, lo ritroverò nell’altra
dimensione, o se invece potrò incontrarlo di nuovo solo tra qualche anno, con gli occhi a
mandorla, in occasione di un viaggio nel Tibet che farò allora. (Suo vivo desiderio è di
rinascere in un paese orientale. E quale meglio del Tibet, se gli va bene?)
Come suona il titolo di un famoso film, “Il cielo può attendere”: anche per lui. E, quanto a
un corpo astrale similterreno, egli potrà averlo solo alla fine di tutte le reincarnazioni. Coloro
che già lo hanno sono, per lui, spiriti che non ritornano: chi non vuol tornare non ritorna, ma
sono pochi, precisa; sono quelli che una sola esistenza ha appagato ().
Mes è un’altra entità che nega di avere un aspetto umano. “Come mai?” Sono una pura
energia piccola e iniziale, mi dice. E aggiunge: Io non vedo il mio aspetto. Forse c’è, ma io
non ne ho la coscienza. “Ma dopo il trapasso non hai avuto mai una forma?” Non la ricordo,
ma questo sarà dovuto al mio stato.
Si trovava in espiazione; e solo dopo una lunga serie di colloqui, che avevano migliorato
la sua condizione ultraterrena, ci ha confidato che cominciava in qualche modo a vedersi. A
quel punto egli appariva a se stesso come un grosso essere informe, come una sorta di
bozzolo gigante ().
Un’altra anima che dice di non aver mai avuto un corpo astrale similterreno è Salus. Come
spiega questo fatto lui stesso? Io mi sono spogliato delle impurità con lunga ascesi, ricorda.
Per molti anni ho accettato dolori e immobilità. Son parole che, se certamente non spiegano
proprio tutto, suggeriscono forse qualcosa. L’aspetto umano lo si può avere, dice, se lo
desideri. Le entità che lo hanno sono anime attaccate. E l’avere o meno tale forma dipende
condizione, precisa con espressione un po’ telegrafica ().
Quando beninteso lo si ha, perdere l’aspetto umano è naturalmente la prima cosa da fare
per assurgere al livello di un’esistenza spirituale più epurata, più distaccata dalla terra e
perciò di ordine più mentale e spirituale in senso proprio, senza attenuazioni e compromessi.
Un’anima si accorge di avere un aspetto umano e contemporaneamente guardandosi
intorno (per dire così) scorge intorno a sé altre anime con aspetto sempre di uomini e donne
di questa terra, e tutto un paesaggio similterreno, o una strada di città, o l’arredamento
completo di una stanza. Il vedere se stessi in forma e veste umana e il vedere altre anime con

aspetto analogo vanno di pari passo. Così vanno di pari passo lo scorgere anime (inclusi se
medesimi) in forma antropomorfica e all’intorno tutto un ambiente similterreno. E così vanno
ancora di pari passo il non vedere più se stessi in alcuna forma e il non vedere più forme
umane e terrene intorno a sé.
A un certo momento l’anima perviene a rendersi conto che non c’è più altro da fare che
intraprendere con decisione un tale cammino ascetico, a meno che tra la vita e la morte non si
voglia rimanere eternamente a metà strada.
Delle guide ho detto quanto mi era possibile nei Colloqui con l’altra dimensione. Posso,
qui, limitarmi a riassumere quella che è la loro missione, il loro peculiare impegno.
Naturalmente esse accolgono nella nuova dimensione le anime appena disincarnate per
confortarle, per aiutarle a prendere coscienza della situazione nuova, per dargli un primo
orientamento, per seguirle invisibilmente.
Esse, poi, assistono invisibilmente le anime in espiazione.
Sono, infine, sempre le guide che, intervenendo in forma visibile nel mondo astrale,
sollecitano le anime a intraprendere il cammino evolutivo.
Mai fanno mancare, anche in seguito, l’esortazione, il consiglio, la correzione opportuna.
Con le guide le anime hanno colloqui individuali e seminari di gruppo. La guida insegna a
meditare, a pregare, ad adorare la Divinità debitamente.
Le anime possono trovare, così, chi le guidi ad ogni livello: sia allo stadio in cui hanno
ancora la forma, sia agli stadi successivi, informali. Si potrà avere bisogno di guide ai vari
stadi della santificazione e, per ultimo, alla stessa resurrezione finale.
Al gradino dell’ascesa spirituale dove siamo giunti ora, ci interessa ribadire che
l’elevazione ha per meta la santificazione. Si tratta, qui, di porre in essere un “uomo nuovo”:
un uomo interamente rinnovato e liberato dalle scorie, dalle imperfezioni, dai difetti, dalle
lacune del corrispondente “uomo vecchio”.
Il “vino nuovo” del perfetto amore di Dio non lo si può immettere e conservare negli “otri
vecchi”, i quali scoppierebbero.
Così, per esprimere il medesimo concetto con un’altra immagine, non è possibile
consolidare veramente il nostro edificio se ci si limita a puntellarlo, a rabberciarlo, a fare
opera di restauro: occorre demolirlo fino alle fondamenta per costruire al suo posto un
edificio interamente rinnovato.
L’intero processo di elevazione si articola perciò in due momenti, che più che alternarsi
danno luogo a due successive fasi. Ci sarà quindi una prima fase negativa di demolizione o
svuotamento della personalità fino al conseguimento di quella che può definirsi una “seconda
morte”, un’autentica “morte iniziatica”. È solo a questo punto che può veramente decollare
una seconda fase positiva di riempimento, di costruzione della personalità nuova.
Ad Ambra chiedo se e quale esperienza ella abbia di Dio: Io ancora no, mi risponde,
perché devo liberarmi dei ricordi, degli affetti, del nome. (È la necessità preliminare della
spoliazione). Dopo verrà il momento del riempimento, della ricchezza, dell’amore divino.
Le chiedo che sorta di meditazione abbia praticato per portare avanti questa prima fase
negativa della propria ascesi. Perdita della forma, la chiama Ambra. Ed io chiedo: “In che
consiste concretamente?” Devi cercare con ogni mezzo di immaginarti senza la forma.
“Proprio in dettaglio, che si fa, per esempio?” Visivamente vedi il tuo corpo astrale
davanti a te e tu ti senti pura energia. “Vuoi dire che bisogna esteriorizzare, cioè proiettare
fuori di se stessi il corpo astrale come se appartenesse a qualcun altro?” Sì, come la tua
immagine nello specchio. Sono tecniche che a volte riescono e altre no. Poi alla fine ti trovi
senza forma. Ma ancora il cammino è lungo ().
Ci sono tecniche di isolamento. Si tratta di darsi una suggestione. La suggestione, in
questo caso, di sentire intorno a sé un silenzio assoluto, come quando ci si trova in cima a un
monte o in una stanza priva di qualsiasi rumore. Per ottenere tutto questo bisogna
perseverare molto a lungo, ci ammonisce la guida Tito ().
Suor Imelde, che al pari di Tonino frequenta un seminario di meditazione diretto da una
guida, illustra altre tecniche simili e complementari anch’esse: l’esteriorizzare la propria
forma come se riflessa da uno specchio, per poi immaginare che divenga sempre più piccola;
suggestionarsi di annullare la propria esistenza via via che si emette il respiro; immaginare

che certi suoni (che magari si percepiscono in atto) disintegrino il proprio esistere ().
Il tuo nome non ha nessuna importanza. Oppure: Tu sei solo energia. È una suggestione
che l’anima può ripetere a se stessa per porre in atto quella che ancora Tonino chiama la
tecnica della dimenticanza del mio nome ().
Alla perdita del nome è associata la perdita di tutti i propri ricordi personali: Se lo spirito è
preso dai continui ricordi terreni, non riesce ad acquistare una profonda spiritualità, spiega
la guida Giuseppe (), alla quale fa eco la guida Sino: Se tu, pur senza corpo, continui con i
ricordi terreni, non riesci ad elevarti ().
Ricordare vuol dire anche mantenere in vita i propri attaccamenti e risentimenti.
Dimenticare perfino quello che si è stati giova assai a smorzare la fiamma così difficilmente
estinguibile di quell’egocentrismo, di quel protagonismo, di quel porre se stessi al centro
dell’universo che è il principale ostacolo a una reale ascesa dello spirito.
È per questo che, come afferma Grande Aria, la perdita dei ricordi è un oblio temporaneo
funzionale alla santità ().
Si tenga ben presente che il dimenticare è solo temporaneo: tutti i ricordi, e quindi anche
tutti i vecchi rapporti e legami affettivi, saranno recuperati alla fine, quando non
rappresenteranno più alcun pericolo per l’ascesa spirituale, ma solo potranno costituirne il
completamento, la necessaria integrazione.
Non è per nulla da concludere che il soggetto debba confidare nella pura tecnica come
tale, cioè esclusivamente nelle proprie forze. Prima ancora che opera dell’uomo, la stessa
purificazione è opera di Dio.
L’anima si fa recettiva a Dio essenzialmente con la preghiera. La preghiera aiuta la
meditazione e deve perciò accompagnarla in ogni sua fase e grado. Dal canto proprio, la
meditazione aiuta la preghiera rendendo via via più intenso il rapporto con Dio ( e ).
A Livia, che pure partecipa a seminari del tipo cennato, chiedo: “Che fate nel ritiro?”
Preghiere, mi risponde, lodi, canti, tecniche, rivolti a Dio. “Le tecniche a qual fine sono
indirizzate?” Per distaccarsi sempre più (). Questo conferma l’importanza dell’invocare
Dio e dell’affidarsi a Lui già dalla prima fase.
Anche le “sette anime dell’antica Roma” con le quali, secondo ogni apparenza, avremmo
avuto comunicazioni per la durata complessiva di un paio di mesi, ci hanno riferito di avere
affidata l’intera loro elevazione, fin dal primo inizio, all’aiuto divino: Viri sapienti ci hanno
spiegato che dovevamo evolvere, dice Proculo. Allora si sono iniziate pratiche devozionali:
agli dèi offerte, canti, danze ().
“Come hai fatto a perdere la forma per entrare in una condizione di puro spirito?” chiedo a
Marco Flavio. i saggi ci iniziarono alle pratiche. “Quali?” Offerte agli dèi, inni, cantici,
danze. “Anche preghiere?” Pensieri di lode alla loro divinità. Mi lasciai andare alla loro
benevolenza: la loro saggezza sapeva i miei bisogni ().
E Lucrezio: Poi guide sapienti mi iniziarono alla nuova vita divina. “Con quali pratiche?”
Abluzioni, offerte, canti e danze. “Che cosa ne hai conseguito?” La dimenticanza della vita
terrena. “E poi...?” E ora continuo per arrivare alla deità ().
Preghiera, preghiera: è una forza insostituibile, esclama Una Intelligente Vibrazione
().
E Turbine osserva: La preghiera è un dono che molti non — scusa la parola — sfruttano
().
E Yale: [Anche la preghiera di voi viventi sulla terra] è utilissima per la nostra
santificazione ().
Al termine della fase ascetica, che con parole non mie ho definito di spoliazione e
svuotamento e di cui ho cercato di dare una qualche idea, al termine di questo primo stadio di
elevazione l’anima che ha tutto perduto, affetti, ricordi, sensazioni, viene a trovarsi in uno
stato mentale non piacevole di aridità. Qui essa prende coscienza del proprio nulla.
Un’entità che soggiorna in quella tappa del proprio cammino spirituale, richiesta di darci
un nome almeno simbolico col quale possiamo distinguerla, replica appunto che possiamo
ben chiamarla Nulla ().
In effetti, come spiegherà Fochino, nell’ultima fase dell’ascesi di spoliazione cioè in
quella dell’aridità si può dire che l’anima è completamente annientata ().

Già nel primo capitolo si accennato a Sincerity, entità femminile americana, che aveva
tanto desiderato e fatto per liberarsi della forma. Come si ricorderà, a un certo punto Sincerity
viene a trovarsi in una condizione mentale caratterizzata da un’atmosfera fredda, da
un’atmosfera umida.
Così come lei la caratterizza, è una condizione mentale dove non vi sono forme. al pari
delle forme umane vi mancano anche quelle animali e vegetali. È una condizione noiosa e
ben poco allegra: Immagina la terra senza uomini, animali e piante.
“In effetti, tu ti sei svuotata delle forme, dei desideri e degli attaccamenti terreni”, cerco di
spiegarle. “È per questo che ti senti così arida. Ma viene il momento che dovrai riempirti
della presenza di Dio e del suo amore: vedrai come ti riscalderai e ti renderai ardente come
una fiamma. Devi solo attendere con fiducia”. Tu mi dai un messaggio che mi conforta,
replica Sincerity ( e ).
Conforto a parte (che fa sempre bene), mi sono chiesto poi se mi ero veramente espresso
nei termini più propri. Qualche giorno dopo ho posto il problema a Debolezza. Come le ho
descritto la situazione di Sincerity, la nuova entità ha osservato: Si passa anche questo. È un
momento di transizione. Ricordava ancora qualcosa di terreno? “Mi pare di sì; ma poco,
penso”. (Ho poi ricordato meglio che in effetti Sincerity mi aveva detto, della propria
esistenza terrestre, che era vissuta nell’Indiana ed era morta nel : nient’altro). Allora non
è ancora completamente distaccata e non è ancora in grado di ricercare il calore divino.
“E quel freddo che cos’è?” domando ancora a Debolezza, che me la definisce l’aridità
dell’anima che si spoglia. “Quando poi le ho consigliato di pregare Dio perché, la riscaldasse
con la fiamma del suo amore e le ho insegnato una preghierina di tre-quattro parole, quel che
si dice una giaculatoria, da ripetere tante volte, ho fatto bene?” Il consiglio è buono, ma lei
non può ancora.
“Ti dico, allora, un’idea che le tue parole mi fanno venire in mente: può essere che quello
sia il ritorno di un’ultima fase di purgatorio per consentirle di purificarsi delle ultime scorie?
Sei d’accordo?” Sì, se lei è ancora legata alla terra ().
A quanto pare, Vuotor (altro nome simbolico chiaramente indicativo) si trova, rispetto a
Sincerity, qualche passo più in là: Sono senza nulla, dice. “Ti sei liberato della forma?” Sì.
“Ricordi se sei stato uomo o donna sulla terra?” No.
“Come senti la presenza di Dio nel tuo intimo?” Sono agli inizi e Dio è nella mia
preghiera continua. “Senti Dio come un fuoco?” No, sono in comunione con Lui, ma fuoco e
ardore devono ancora invadermi. “Abbiamo parlato, un paio di volte, con un’anima che
aveva perduto la forma e si trovava in uno stato di aridità penosa: aveva come il senso che
tutto fosse svuotato e senza vita”. (È con queste parole che, lì per lì, rievoco l’incontro con
Sincerity). Lo sento e mi rende infelice. “Sei, allora, anche tu in uno stato di aridità analogo?”
Sì. “C’è in te sofferenza?” Sì, ma con speranza.
“Sei mai stato in purgatorio, a suo tempo?” Sì, tutti, più a lungo o meno. “Vuotor, mi son
fatto l’idea che l’esperienza della nebbia e questa siano entrambe penose e necessarie per la
purificazione: devono pur avere qualcosa in comune”. La differenza è questa: nella nebbia
soffri la desolazione totale, nello stato di aridità c’è la speranza totale.
“L’esperienza della nebbia è definibile come ‘purgatorio’?” Sì, ma solo in un contesto
cattolico. “E in un contesto meno confessionale e più ecumenico e lato come converrebbe
chiamarla?” Espiazione.
“E la tua esperienza attuale...?” È uno stato di transizione. “Come va designata in maniera
più specifica?” È un’esperienza di aridità.
Che una tale esperienza di aridità sia sulla medesima linea di quella della spoliazione (o
svuotamento), non solo, ma anche di quella che a suo tempo è stata l’esperienza dell’espia-
zione dovrebbe risultare abbastanza chiaro. Tutte e tre, in fondo, svolgono una funzione
analoga: purgare l’anima dalle scorie che l’appesantiscono.
L’aridità, cioè l’esperienza del proprio nulla, è, direi, la conclusione dell’intero processo.
È un’esperienza, quest’ultima, che, vissuta con la massima e più drammatica intensità,
dispone l’anima a cercare in Dio, e in Lui solo, il proprio Tutto, la Sorgente di ogni essere,
valore e pienezza.
Nel primo capitolo si è parimenti accennato a Don Guglielmo, defunto parroco di un

piccolo paese dell’Abruzzo. Pure costui ha trascorso un periodo in purgatorio e si trova ora in
una condizione di paradiso, seppure imperfetta, nelle sfere di luce dove ancora si aggira nella
sua forma similcorporea di vecchio prete di una volta sullo sfondo di un ambiente mentale
similterreno.
Gli chiedo: “Voi anime che vi siete già fatte il vostro purgatorio, se poi vorrete rendervi
più perfette, dovrete passare per ulteriori esperienze di purgazione?” Per condizioni
differenti, è la risposta di Don Guglielmo, come si ricorderà.
A mia volta incalzo con un secondo quesito: “Ripeto per verificare se ho capito bene: mi
dici che, se vorrete salire a perfezione più alta, dovrete avere non più esperienze di purgatorio
in senso stretto (ché quello ve lo siete già fatto), ma esperienze di diverso genere pure
definibili, in senso più lato, come purgatoriali, cioè di purificazione, di smaltimento di
vecchie scorie: giusto?” Sì ().
Chiederò, molto dopo, a Yale: “Ci sono ulteriore fasi di purgatorio, o equivalenti?” Ed
ecco la replica, concisa e pur estremamente significativa, di quest’ultima entità: Finché
l’anima non è santa deve purgarsi dalle imperfezioni ().
In un tale processo di purificazione, tra le varie cose che l’anima si lascia dietro di sé c’è
l’aspetto umano, la forma similcorporea. Tale forma non si viene, però, a perdere tutt’ad un
tratto: c’è una fase intermedia in cui essa va e viene, sparisce e poi ritorna.
Ogni tanto la prendo, confida Allegra. Ma non è il corpo, aggiunge con una nota quasi di
rimpianto ().
Se ti abbassi alla sfera terrestre per comunicare, la forma umana si solidifica, osserva
Romano, vecchio fascista ferventissimo. “Perciò”, gli chiedo, “in questo momento tu hai
l’aspetto umano?” Sì: in camicia nera, naturalmente ().
A Nanda, che mi ha riferito che il suo aspetto va e viene, dico che questo dovrebbe essere
un buon segno: dovrebbe significare che ella si va emancipando dalla forma terrena e sta
divenendo più spirituale. Sì, ma ogni tanto è là, obietta Nanda. “Che cosa: la terra?” chiedo.
“Vuoi dire che ogni tanto l’ambiente astrale torna a rassomigliare alla terra?” Sì ().
“Che fai di bello nel tuo ambiente astrale?” domando a Empedocle, il quale risponde: A
volte vado per le strade, ma a volte non ci sono. “Non ci sono in che senso?” Diventano come
nuvole. “E tu hai l’aspetto umano?” Mentre ci sono le strade, sì. Poi non più (). Questo ci
conferma che tra il vedere se stessi in forma umana e gli altri e le cose e l’intero ambiente
come sulla terra c’è un chiaro e deciso parallelismo.
Un parallelismo analogo, ma a quanto pare meno stretto, meno tassativo, c’è tra il vedere
le forme e il ricordare. Quando mi immergo nei ricordi terreni, confida Giorgio, la mia figura
è come quando ero al mondo. “E in quei momenti qual è il tuo ritratto?” Non alto. Robusto,
ma non troppo. Castano con pizzetto e baffi. (È un uomo del secolo scorso). Aspetto oltre i
. “E a che età sei trapassato?” . “Sicché sei ringiovanito”. Sì. Altre volte non c’è più una
forma, specie dopo ritiri, meditazioni e preghiere ().
Antonio M. ha, sì, ancora l’aspetto umano, però evanescente. “Come hai conseguito un
tale affinamento?” chiedo. Risponde: Preghiere, meditazioni, adorazione ().
Anche l’aspetto di Maila va e viene; ed è perloppiù evanescente, a volte più solido ().
La stessa evanescenza sembra andare di pari passo con la progressiva perdita della
memoria: Piergiacomo ha una forma umana a momenti, poiché, spiega, quando non ricordo
sono più evanescente ().
Le correlazioni enunciate valgono solo nei termini più generali, mentre, di fatto, le
situazioni individuali sono ad ogni momento diverse: può così darsi che un’anima conservi la
forma ed abbia invece perduto tutti i ricordi, o perlomeno la memoria di molte cose, come
Cathy (); così come può anche essere che un’altra anima abbia perduto la forma e tuttavia
conservi tanti ricordi ben vivi, come Arthur ().
Dice, di sé, Noemi: Ora a momenti ricordo, poi no. Vedo le forme, poi più. È un passaggio
alla condizione di pura energia ().
E quando ci si affaccia a questa nuova condizione che cosa si vede, che cosa si percepisce
di nuovo? Sto in un ambiente, ci attesta Allegra, a volte (e qui si ferma pochi attimi, come a
cercare la parola) morbido, ossia soffice, come se mettessi in terra una mano nella spuma del
mare. Tutto il tuo essere è immerso in questa sensazione ().

Allorché lo stadio formale è decisamente superato, l’esperienza cui Allegra si affaccia
diviene qualcosa di permanente, di stabile.
Anzitutto: come sente, come percepisce se stessa l’anima che ha raggiunto la condizione
informale? Un’entità che non si è nominata, ma che comunque si è autodefinita un’anima che
tende alla perfezione, dice di sé: Non ho più terreni e astrali ricordi. Una condizione di pura
energia intelligente sono ().
E un’altra anima, parimenti innominata per temporaneo oblio della propria identità terrena,
alla domanda “Hai perduto la forma?” replica: Sì. Ora sono un’intelligente vibrazione ().
E come percepiscono queste pure intelligenze il loro nuovo ambiente mentale? Come
percepiscono le altre intelligenze? E che tipo di rapporto hanno con queste? Passeremo, ora,
in rassegna una serie di risposte o – forse meglio – i tentativi di dare una risposta che sia in
qualche modo comprensibile. Come dice una terza anima (innominata al pari delle altre due),
si tratta di una condizione di pure sensazioni spirituali che male si esprimono con parole
().
Circa la sua condizione, Bene ci dice: Sono in un’atmosfera rarefatta ().
Goffredo A. definisce la sua sfera senza forma e anche un ambiente mentale che poi passa
a caratterizzare così: Non spazio, non tempo, non luce, non tenebre, ma insieme d’energie
vibranti ().
Scordarello vive in un ambiente dove tutto è aereo. Lo stato è quello delle energie vibranti.
Le emozioni sono espresse con variazioni di energie, i movimenti con variazioni di vibrazioni
().
Veloce Anima sta in un ambiente aereo dove immagini e forme più non sono. Non si
hanno sensazioni, ma vibri alla più vicina per comunicare ().
Non per definire le sua nuova condizione, ma per darne almeno un’idea, Yale adopera due
aggettivi: vaporosa, ovattata. Egli percepisce sensazioni, energie, stati emozionali. Le anime
sono presenze intelligenti ().
Altro tentativo (da parte di altra anima innominata) di dare un’idea della sfera informale: È
un ambiente (ma non è la parola adatta) vaporoso, impalpabile. “Che forme vedi?” è la mia
domanda forse un tantino trabocchetto. Forme no, ma presenze è la risposta pronta e corretta.
“Queste presenze come le percepisci?” In termini terreni diresti che le avverti, le capti, ma è
diverso ().
Ulderico, che non ha raggiunto ancora stabilmente la condizione senza forma, va a visitare
una sfera di questa condizione e così ne parla: Avverti presenze, ma non le vedi. C’è
un’atmosfera rarefatta, musiche e colori. I contatti sono mentali ().
Un’anima che ha perduto la forma se la può ricostituire, all’occasione, temporaneamente,
in maniera da potersi manifestare in una sfera formale o, al limite, anche sulla terra
(apparizioni, materializzazioni). Goffredo A., al quale ho chiesto se abbia ancora il suo
aspetto umano, risponde: Lo prendo se voglio. “E quando assumi un tale aspetto puoi
prendere quello che vuoi o ne prendi uno fisso?” Quello che si vuole è più difficile. Il tuo che
avevi in terra è più semplice. “Hai l’aspetto umano in questo momento?” Sì. “Corrisponde a
quello medesimo che avevi sulla terra?” Sì.
È da notare che, avendo assunto una forma umana, Goffredo vede non solo se stesso ma
anche le cose e le persone che costituiscono l’ambiente terreno dove egli si manifesta. “Che
vedi esattamente?” [Essendo] sospeso vedo un tavolo e due persone. Su mia richiesta egli
descrive poi la nostra casa un po’ in dettaglio ().
“Sei stato un uomo o una donna quando vivevi sulla terra?” chiedo ad Ali (nome
simbolico: plurale di “ala”). Uomo, ma posso essere donna. “In vita terrena eri un uomo?” Sì.
“Che ‘puoi essere donna’ che cosa vuoi dire?” Se vado in una sfera dove ci sono anime che si
sono ricreate un aspetto umano, io posso prendere sembianze femminili ().
Sono di norma le guide che, avendo progredito fino a liberarsi della forma, riassumono
quella più adatta, a seconda delle circostanze, quando scendono nella sfera similterrena ad
accogliere le anime nuove arrivate e più tardi a promuoverne l’elevazione.
La forma scelta dalla guida, specialmente quando accoglie l’anima per la prima volta sulla
soglia dell’altra dimensione, dovrebbe, in linea di principio, corrispondere alle attese del
nuovo disincarnato: c’è chi si aspetta di incontrare un angelo, chi un vecchio saggio, chi un

santo monaco, chi una figura femminile; e la guida fa, anche in questo, del suo meglio.
L’anima che assurge a un’esistenza mentale non più dominata dalla forma realizza, per ciò
stesso, quella che una certa terminologia designa come la “spiritualità”, distinguendola dalla
“santità” che rappresenta un grado ben ulteriore.
Vediamo come la “spiritualità”, intesa in questa accezione, viene distinta dalla condizione
astrale formale. L’entità innominata che si è autodefinita un’intelligente vibrazione così
riassume il suo curriculum: Sono stato a lungo in solitudine per vari peccati terreni. Poi capii
che l’esistenza spirituale non poteva essere quella. Così avvicinai spiriti più elevati, dai quali
appresi le tecniche per migliorare la mia anima ().
Si rilegga la frase: Poi capii che l’esistenza spirituale non poteva essere quella. Vera
“esistenza spirituale” appare, appunto, quella ormai emancipata dalla forma.
continua........

giovedì 27 gennaio 2011

L’esistenza astrale

“E quando finalmente sei uscito dalla nebbia...” Fu un momento esaltante: luce, luce, luce.
Così un’altra anima, Orazio, ricorda il suo venir fuori dalla condizione oscura, solitaria,
desolata dell’espiazione per approdare alle sfere astrali dove si può vivere un periodo più o
meno lungo di esistenza libera e felice (302).
L’approdo alla luce è esperienza che accomuna sia le anime che escono da un periodo di
espiazione, sia le altre anime. che, non essendo gravate da particolari scorie, arrivano alle
sfere astrali senza dover passare per quella penosa condizione intermedia.
Sono nella luce: è l’espressione con cui Livia qualifica la propria appartenenza alle sfere
astrali di cui si è fatto cenno e di cui ora si cercherà di dare un’idea più chiara (7).
Non sempre le descrizioni più precise di un tale stato riescono a veicolarsi, attesa la
relativa impreparazione di chi tra noi vivi sulla terra dovrebbe recepire il discorso: tuttavia
l’espressione luce, luce, luce appare la più ricorrente un po’ in tutte le comunicazioni di
queste anime.
È un’espressione che si attaglia a qualificare anche e soprattutto le sfere più alte, di cui
dirò più appresso: la vita ultraterrena si svolge ormai sotto il segno della luce in proporzione
crescente.
Dice Maria: La cosa più bella era che vedevo, vedevo, vedevo. Maria era una vecchia
decrepita, divenuta quasi cieca e completamente sorda. Confinata nel suo letto, aveva vissuto
un’esistenza ormai puramente vegetativa in una casa di riposo per anziani. Le chiedo: “Che
cosa hai visto in particolare al tuo approdo all’aldilà?” Mi risponde: Colori, il sole, il verde e
l’erba di un immenso prato. E poi mi sono accorta che sentivo, sentivo, sentivo musiche,
canti di uccelli, lo stormire del vento.
Giova, qui, riportare ancora qualche altra espressione di quest’anima che rievoca il suo
trapasso: ...Mi sentivo bene e avevo riacquistato tutte le facoltà. vista, udito. Potevo
camminare. Ero diritta in carne (88). Ora che il vecchio organismo con la sua decadenza
estrema e con i suoi acciacchi e malattie è venuto meno, l’anima è libera e tale si avverte
nella pienezza delle sue facoltà, che erano rimaste pur sempre inalterate per quanto fossero
temporaneamente impedite dalla prigione corporea.
Ricorda un altro infermo, Livio: Potersi muovere liberamente senza l’aiuto del servo mi
rendeva felice... La cosa meravigliosa è il benessere: non sentire più i dolori di un corpo
vecchio e ammalato (291).
Nell’ambiente mentale di quelle prime sfere dell’altra dimensione che per essere più
vicine alla terra le appaiono simili, alla fine ti accorgevi, ricorda ancora Orazio, che stavi
muovendoti senza camminare. “Cioè”, chiedo io, “senza muovere le gambe, senza mettere i
piedi l’uno davanti all’altro con moto alterno?” Sì. “Avevi i piedi alquanto sollevati dal
terreno (sempre s’intende dal terreno astrale)?” La sensazione come se scivolassi (307). Il
senso di leggerezza che l’anima prova in sé trova la sua espressione simbolica in questa
immagine visiva di se medesima, cui dà forma con un atto mentale.
L’anima si avverte leggera, al punto da potersi spostare con la velocità del pensiero
dall’una all’altra sfera e anche da un luogo terreno a un altro luogo sito a distanza geografica:
basta a un’anima concentrare il pensiero su un qualsiasi luogo anche all’altro capo del
mondo, ed ecco che in un attimo si trova là.
Così come avverte se stessa incredibilmente leggera, l’anima si accorge che invero tutte le
realtà dell’altra dimensione hanno la medesima leggerezza: “Facevi anche nella sfera i
trasporti di vino?” chiedo a Opimio, che mi risponde: Sì. Se volevo, sì. Ma tutto era lieve.Un’anfora sollevata e messa sul carro non è pesante (288).
Tale estrema leggerezza delle realtà della sfera similmondana dell’altra dimensione è
spiegabile col fatto che esse hanno un puro carattere mentale. Chiedo a Umberto: “Nella tua
sfera, quando tu cammini, come ti pare il terreno su cui posi i piedi: soffice o duro?” Solido,
mi risponde. È materia mentale (36). L’ha creato, sì, il pensiero; ma si tratta di un pensiero
forte, che pone in essere creazioni mentali forti.
Variazioni sul tema, per acquisire meglio il concetto: “Se tu”, chiedo a Ubaldo, “nel tuo
ambiente astrale tocchi un albero, come ti appare: solido o evanescente?” Solido, mi risponde
senza esitazione. “E se dai un morso a una mela...?” È come la terrena, ma sei tu che non la
gusti. “È insipida, vuoi dire”. Sì. Non sanno di niente. “Un’anima femminile della tua sfera
dovrebbe presentarsi parimenti concreta. Ora, se tu ti avvicini a una bella donna astrale e
l’abbracci, che sensazione provi?” La senti solida,ma non c’è l’impulso sessuale (211).
Domande precise vogliono repliche il più possibile precise e circostanziate. E ottengono,
all’ultimo, risposte come questa che segue. Al quesito “Un albero astrale ti appare solido o
nebuloso?” Maila replica: Dipende dalla mia consistenza. “Cioè...?” chiedo ancora. Ed ecco
che l’entità distingue tre casi.
1) Se sono solo energia, nulla. (In altre parole: se non ho più la forma umana, non vedo
nemmeno le altre forme astrali similterrene).
2) Se la mia consistenza è debole, tutto mi appare affievolito. È la situazione dell’anima
che sta perdendo la forma e diviene sempre più evanescente in un ambiente mentale che le
sembra divenire sempre più evanescente anch’esso).
3) Quando avevo una consistenza stabile, tutto era solido. (È la situazione che stiamo
considerando ora, per poi passare a quella n. 2 e infine a quella n. 1, dove le stesse
articolazioni rispettive di questa replica diverranno via via più comprensibili).
Quale giustificazione razionale possiamo dare di questo fatto apparentemente cosi strano:
che cioè le sfere più vicine alla terra dell’aldilà risultino affollate di esseri così simili a quelli
del nostro mondo? Li creiamo noi con le energie spirituali, è la spiegazione semplicissima di
Livia (7). Sono tutte creazioni della mente: e si può ben capire come tale creatività si orienti
in maniera assai più spontanea e facile verso quanto corrisponde alle abitudini mentali del
soggetto.
È per questo che, dal proprio soggiorno nelle sfere iniziali di luce dominate dalla forma,
Orazio può ricordare: Si viveva una vita quasi terrena. Avevi gli abiti e incontravi amici. Si
poteva, con la forza del pensiero, ottenere ciò che desideravi. Era, insomma, una sfera simile
alla terra.
A questo punto l’antico maestro di scuola aggiunge: Se avessi voluto, avrei ricreato anche
la mia aula. “Ma te ne sei guardato bene”, obietto in tono scherzoso. Sì, sì, sì, replica: per il
momento dei suoi scolaretti ne aveva abbastanza.
Poteva, piuttosto, avvertire il bisogno — ovviamente non fisico, sibbene mentale, di pura
abitudine mentale — di avere ancora una casa. Alla domanda “Avevi una casa?” replica in
modo affermativo precisando: Con altri. “Della tua stessa famiglia?” Sì, parenti.
“C’era sempre il cielo luminoso? Veniva mai la notte, l’oscurità?” Se lo pensavi, si. “Se lo
pensavi individualmente?” Collettivamente. Così pure avviene in genere la costruzione di
oggetti: si possono fare da soli, se sono semplici; ma, se complessi, ci vuole il lavoro mentale
di molti.
Non starò, qui, a descrivere minutamente tutte le modalità dell’esistenza nella forma. Mi
limiterò a darne qualche cenno di massima. L’esistenza spirituale nelle sfere similterrene è
come un lungo sogno in cui le anime possono vivere qualche esperienza che maggiormente le
gratifica a seconda delle inclinazioni e delle abitudini mentali di ciascuna. È una sorta di
sogno collettivo, sognato in comune.
In comune tra chi? Per necessità di cose, le anime disincarnate si raggruppano a seconda
della loro potenzialità di sognare le medesime cose. In altre parole, si raggruppano per
affinità.
La loro vita ha ormai un puro carattere mentale; ma i contenuti sono ancora terreni:
corrispondono agli attaccamenti per queste o quelle determinate cose, per questo o quel modo
di vivere.Quei contenuti vanno sognati a oltranza, fino a che, sopraggiunta la sazietà, l’anima
spontaneamente non se ne liberi. Un tale smaltimento dei residui attaccamenti terreni può
essere facilitato dal modo in cui l’anima decide, da sé, di orientarsi: si tratta, per essa, di
optare per una vita spirituale più pura e più alta e di perseverare in tale decisione col
necessario impegno.
È, poi, in atto un processo di disincarnazione spontaneo, in forza del quale molti residui
psichici vengono via via a cadere. L’anima viene, così, a spogliarsi di quanto, dopo la morte
fisica, le era rimasto in termini di corporeità più sottile. Col venir meno della corporeità viene
meno la memoria, che alla corporeità pare strettamente legata.
Ma quali sono le possibilità che la vita astrale formale offre a ciascun’anima? L’anima può
incontrare di nuovo i propri cari che sono trapassati prima di lei, e può anche intrattenersi con
i più cari amici. C’è, però, qui una limitazione: bisogna che con amici e familiari ci sia una
reale affinità, una reale intesa, e che i loro cammini coincidano almeno per un tratto con
quello del nostro disincarnato.
È un affollarsi di parenti o amici che accoglie Albino al risveglio dal sonno rigeneratore.
Quando però gli chiedo se qualcuno mancasse all’appello, risponde che, sì, un fratello
risultava assente. “Come mai?” Altra sfera e impossibilità di venire (374).
A Giorgio, che nell’altra dimensione soggiorna coi nonni e con una zia, chiedo dei
genitori: Non li ho mai incontrati, replica, e il desiderio era grande. Mi è stato spiegato così.
diverso cammino spirituale. Solo nel mondo perfetto ci incontreremo (277).
Questo che ho detto ora deluderà qualche lettore, la cui massima aspirazione sia di
incontrare nell’aldilà un’anima cara. Per quanto io desideri offrire a tutti il massimo conforto,
non posso farlo a tutti i costi, ma solo nel rispetto assoluto dei dati che mi risultano. (Nel
rispetto dei dati, ho detto, non della verità, che chissà poi qual è). Mi è comunque lecito
confortare quel lettore, o lettrice, con le due considerazioni che seguono.
1) L’amore che unisce due persone, la loro intesa profonda è il fattore essenziale e primo
che opererà nel senso di farle incontrare di nuovo e stare assieme nell’altra dimensione.
2) Se il vero amore è eterno, e se esso esige che coloro che si amano finiscano per riunirsi
senza più separarsi, l’eternità da vivere insieme è quella dove ci si immetterà al compimento
ultimo di quel processo di elevazione, di purificazione, di santificazione, che pur sempre
esige temporanei distacchi, data la diversità inevitabile dei cammini individuali. L’eternità da
vivere insieme è la condizione finale e definitiva, cui noi accederemo per ultimo, allorché ci
ridesteremo dal sonno della morte. Lasciando la condizione disincarnata (che è pur sempre
una condizione diminuita), noi allora ci reintegreremo a tutti i livelli per attuare in noi stessi
la pienezza della vita sia divina che umana.
Nell’altra dimensione si può godere la compagnia di anime in parte già note e di altre non
conosciute ma congeniali (322).
Tutti questi spiriti si possono, sì, definire amici, ma non è l’amicizia terrena: è più
un’affinità che ti lega e non una carnalità, spiega Joseph (322).
Nell’altra dimensione si può riprendere e continuare la propria vita di famiglia in
compagnia della persona amata o delle persone care lasciate e poi ritrovate.
Grazie all’aiuto sollecito — e ovviamente gratuito — di anime esperte nelle tecniche di
creazione mentale si può ottenere un facsimile astrale della casa che si possedeva sulla terra,
così come si può vivere in un facsimile astrale del proprio amato villaggio, paese o città, che
apparirà creazione collettiva di sempre più vasto impegno. Si potrà tornare a vivere, in
qualche modo, nel proprio ambiente, tra gente della propria epoca con quel tipo di abitazioni
e di arredamenti, di mezzi di locomozione, di usi e costumi.
Si potrà avere esperienze e compiere ricerche e studi che non si siano potuti portare avanti
sulla terra a causa di una morte avvenuta in età immatura. Tale è il caso, per esempio, dei
bambini che vengono educati nelle scuole astrali e si maturano e crescono attraverso
esperienze che in qualche modo rimpiazzano e surrogano quelle che sulla terra gli sono state
negate.
In quanto e fin quando l’anima ha una forma similcorporea, la crescita che avviene via via
troverà la sua espressione simbolico-visiva nell’aspetto umano, che anch’esso cresce e si
sviluppa in proporzione.
Anime appassionate agli studi potranno continuare ad istruirsi frequentando scuole anche
di livello superiore. Anime appassionate della lettura potranno continuare a leggere o
captando mentalmente il contenuto di libri esistenti sulla terra; o addirittura, se ancora
avvertono il bisogno psicologico di farlo, sfogliando libri astrali. Si tratta di volumi che in
qualche modo riproducono quelli terreni. Se ne scorgono i caratteri di similstampa su pagine
che, voltate, possono dare l’impressione anche similacustica del caratteristico fruscio dei libri
esistenti nel nostro mondo.
Così, per quanto possa parere strano o anche buffo, o al limite ridicolo, nelle sfere formali
dell’altra dimensione si possono trovare un po’ tutte le cose, le attività, gli hobbies, i giochi,
gli edifici, le istituzioni che esistono sulla terra. Son tutte realtà mentali e costruzioni mentali,
che vengono poste in essere individualmente o collettivamente, a soddisfare quelli che delle
anime sono i residui bisogni psicologici non ancora smaltiti.
In questa sorta di mondo parallelo un’anima appassionata del proprio lavoro potrebbe
continuare a svolgerlo, o potrebbe svolgerne uno simile per soddisfazione propria e per utilità
comune.
È un mondo parallelo dove, a quanto pare, si compongono poesie e musiche per recitare le
prime in accademie poetiche ed eseguire le seconde in cooperazione con altri in sale per
concerti.
È un mondo parallelo dove, a quanto pare, si creano opere di arte figurativa. Questo si
realizzerebbe con puri atti di creazione mentale diretta e immediata; o anche, se si preferisce,
creando prima, per mezzo di puri atti mentali, scalpelli, pennelli, tele, colori e poi scolpendo
o dipingendo proprio come fanno scultori e pittori qui su questa terra. Ci può essere, invero,
un bisogno psicologico non solo di creare certe opere, ma di crearle proprio con quelle
tecniche precise.
Quello astrale è un mondo parallelo dove, sempre a quanto pare, si può andare a caccia o a
cavallo o in bicicletta o in automobile o in barca; dove si può correre e danzare e compiere
operazioni mentali sostitutive del mangiare, del bere, del fumare e, specialmente ora, del
drogarsi.
Oltre a svolgere le attività che si vuole in un ambiente familiare, i disincarnati, ove ne
avvertano il desiderio o l’inclinazione, possono esplorare gli ambienti più diversi.
Si possono visitare le più diverse sfere: e questo in forza dell’interesse e del desiderio di
entrarvi in contatto, ma anche nei limiti in cui un tale contatto è reso possibile dal grado di
affinità.
Si può di nuovo scendere sulla terra ed entrare nella propria casa di una volta, dove ancora
abitano le persone di famiglia che lì si sono lasciate.
Si possono visitare gli amici, invisibilmente, nelle loro abitazioni e nei luoghi che
frequentano per seguirne la vita, anche per aiutarli, per dare loro ispirazione ed energie
spirituali nei limiti del possibile.
Ci si può manifestare in sedute medianiche. Si possono fare viaggi nei luoghi geografici
più lontani. Si può anche viaggiare nel tempo per conoscere le epoche passate. Naturalmente
è necessario apprendere e porre in atto le tecniche giuste, altrimenti si rischia di captare non
tanto gli eventi del passato come sono accaduti realmente, quanto piuttosto le immagini
spesso fantasiose e distorte che molte persone se ne fanno; e, analogamente, si rischia di
vedere certi lontani luoghi non tanto come sono realmente, quanto piuttosto come sono
falsamente immaginati e vagheggiati.
Non sempre le incursioni che i disincarnati compiono su questa terra hanno un carattere
positivo. Vi si può scendere per imparare o per insegnare, per portare a noi un messaggio
utile ai fini del nostro orientamento spirituale, ma anche per soddisfare un desiderio che in
certi particolari momenti del proprio impegno di elevazione l’anima farebbe meglio a non
assecondare.
Si può anche scendere sulla terra al fine di procurarsi gratificazioni del livello più basso:
un’anima violenta può gratificarsi nell’assistere a scene di violenza; un defunto bevitore che
non si sia ancora liberato delle scorie del proprio antico vizio può trarre piacere dal
frequentare osterie, dove ancora gli sia dato in qualche maniera di assaporare il gusto del vino
prediletto; un lussurioso può, sempre invisibilmente, frequentare bordelli o spiare coppiette o comunque immedesimarsi il più possibile con chi si accinge a compiere un atto sessuale.
Quando poi un’anima pervenga addirittura a possedere una persona vivente o comunque a
controllarla in qualche modo, a influenzarne le azioni, la sua bramosia di soddisfare certe
inclinazioni vicariamente può indurla a fare del tutto per spingere quella persona a compiere
ancora e ancora quei corrispondenti atti.
Come si vede, non tutto quel che è possibile fare è parimenti accettabile, consigliabile e
lecito. Ci sono, poi, iniziative che, per quanto possano convenire all’anima disincarnata fino a
che essa permanga a certi stadi evolutivi, sarebbero controproducenti in quegli stati ulteriori,
nei quali l’anima fosse ormai decisamente incamminata sul sentiero dell’elevazione, in un
impegno che esige un’attenzione esclusiva e la massima concentrazione di forze.
Il periodo del soggiorno dell’anima disincarnata nelle sfere astrali della forma è pur
sempre qualcosa di simile a una lunga vacanza. Quando si è in vacanza non disdice un po’ di
turismo: e l’andare in giro di qua e di là consente sempre al soggetto di compiere nuove
esperienze che, alla loro maniera, non possono non essere formative della sua personalità
complessiva integrale. Con tutto questo, il soggiorno nel mondo astrale rimane comunque
definibile come una sorta di lunga vacanza che precede il lungo, duro, formidabile impegno
dell’elevazione e della santificazione.
Un’anima che, avendo obliato il proprio nome, mi suggerisce di chiamarla Attesa (nome
d’arte, o di battaglia, coniato lì per lì) mi conforta in questo senso con le parole che qui
riporto: Gli stadi di evoluzione spirituale sono individuali e soggettivi. Tu che sei curioso di
tutto potresti non volerti evolvere per godere esperienze che nulla hanno con l’amore di Dio:
volare, entrare in case, tornare in epoche passate (sono solo esempi). A un certo punto ci si
viene a trovare dinanzi a un bivio: o... inizi subito la via della purificazione, o non vorrai
avere esperienze come quelle dette prima? “Beh, io sono senz’altro dell’idea di intraprendere
il cammino dell’elevazione spirituale, religiosa, fino all’obiettivo della santificazione. Però
non vorrei farlo proprio subito, immediatamente dopo il trapasso. Vorrei trattenermi per un
poco a esplorare l’aldilà nelle sue varie sfere e magari fare qualche capatina anche
nell’aldiquà, per vedere le cose che non ho visto ancora, per ritornare ai luoghi più amati.
Faccio male?”
Bravo! Hai risposto con onestà e con intelligenza. È ipocrito (sic) colui che risponda di
non voler volare eccetera. Reputo falsa quell’anima che non vuole passare esperienze.
Costruirsi un piccolo oggetto mentale, tornare in un’epoca passata, tornare invisibilmente
presso i cari lasciati sono emozioni meravigliose che nessun’anima bella perde.
Questo, prosegue Attesa, non vuol dire che, una volta fatte simili esperienze, l’anima non
inizi il suo cammino, prima di purificazione e poi di santificazione. “Solo che”, aggiungo io,
“una volta iniziato il cammino bisogna lasciar perdere tutto il resto”. Questa è la condizione,
perché, quando l’anima è sazia di tutte le curiosità, con consapevolezza inizia la via, certa
che avrà tutto centuplicato. “Riavremo, quindi, centuplicate anche tutte quelle conoscenze
che avremo dovuto lasciare, o mettere in frigorifero”. Sì, sì. Nulla si perde e nulla si
distrugge. In Dio tutto si conserva intatto (239).
Già mesi prima avevo confidato alla guida Sino: “Quando verrò da voi nell’altra
dimensione, una volta che avrò scontato peccati che non mi sarà riuscito di espiare su questa
terra, senti che bel programma che ho: prima mi riposo, perché un buon periodo di riposo mi
ci vuole”. È di tutti. “Poi vado a gironzare e a sficcanasare per il mondo spirituale di qua, di
là, dappertutto. Mi sarà consentito?” Sì. “Infine mi affiderò a voi guide e sarò un allievo
modello. Che ne dici del mio programma?” È un buon percorso, mi ha confermato la cara
guida (120). Almeno per me, senz’altro per molti; forse non proprio per tutti, come poi mi ha
fatto chiaramente capire. Ma ciascuno troverà la propria strada.
Ho cercato qui di svolgere il tema – invero non facile – delle possibilità che, sempre a
quanto pare, avremo in questa prima tappa della nostra vita dopo la morte, dopo essere entrati
nelle sfere di luce. Un’esemplificazione abbastanza varia è stata già offerta in merito nei
Colloqui con l’altra dimensione oltre che in Eternità.
Ma la grande chance, la grande opportunità che la vita dopo la morte soprattutto offre è
quella dell’ascesa spirituale-religiosa. Le attività umanistiche, le scienze e le tecnologie, la
cultura e le arti, l’impegno politico-sociale appartengono più, per loro natura, alla terra. È, all’opposto, con riferimento al mondo delle anime disincarnate, cui ormai appartiene, che il
giovanissimo Tino mi dice: Pensa, questo mondo è proprio adatto alla religione (356).
Un’altra anima, dopo avermi detto che posso chiamarla Bene, senza ovviamente
confonderla col Bene sommo, dice di sé: Sono un bene che vuole far sapere che il nostro
mondo è effettivamente realizzante per l’anima (233).
Sempre parlando della dimensione spirituale dove la mancanza del corpo cambia di molto
le cose, Agostino dice che quel modo di esistenza è finalizzato essenzialmente alla
santificazione. Ne consegue che i valori dell’umanesimo vi sono trascurati. In attesa di quella
resurrezione finale che li reintegrerà in una con la reintegrazione della corporeità, della
materia, finché perdura la condizione disincarnata si punta più sulla preghiera, sulla tecnica
della meditazione, della concentrazione, della contemplazione a scapito della storia, della
scienza ecc. (125).
Pur in forma diversa, il concetto pare sostanzialmente ribadito in queste parole di Attesa:
Sappi che la saggezza è del mondo. L’amore impera qui. Tutto ciò che è cultura non viene
dal nostro, ma dal sapere terreno (239).
Ne deriva, chiaramente, che i problemi che un’anima deve affrontare nell’altra dimensione
sono di natura ben diversa da quelli nostri; e nulla dice che siano meno ardui, se dobbiamo
prendere sul serio, per esempio, le testimonianze che seguono: Sono in una condizione dove
la terra non dà problemi, dice Belive. E al mio “Beato te!” replica: ...Ma dove un cammino
spirituale è più irto di problemi (336).
Anzi, ci previene Grande Aria: Il lavoro spirituale è qui più pesante di quello terrestre
(212).
La vita ultraterrena delle sfere astrali può arricchire la personalità di coloro che in
definitiva sono destinati a risorgere a vita piena. In rapporto a questa espansione integrale
della personalità tutto può servire di quel che noi impariamo sia sulla terra, sia in quella sfera
dove l’esistenza terrena pur si continua in qualche modo. La vita similterrena delle sfere
astrali va, perciò, fruita per tutto quel che può dare.
A un certo momento va, però, abbandonata. Al di là di un certo limite ogni attaccamento
ad essa è di troppo e finisce per dimostrarsi negativo. E di chiaro impedimento a quel
cammino spirituale-religioso in senso stretto, a quell’itinerario mistico al quale la vita
ultraterrena è finalizzata nella maniera più specifica e propria.
Non tutte le anime si dicono soddisfatte della condizione astrale pur luminosa in cui si
svolge la loro esistenza dominata dalla forma: tante, però, vi si trovano a loro pieno agio.
Entusiasmo autentico è quello che esprimono le parole del defunto pastore serbo, o
macedone, Jansko Pijetor. Egli si trova in una replica astrale della valle in cui è nato e
vissuto. Quando gli faccio sapere che Bettina ed io non siamo disincarnati, bensì ancora vivi
sulla terra, prima appare incredulo, ma poi, persuaso dalla mia insistenza, dice: Non siete qui?
Bene, allora presto venite. “Vuoi farci morire prima del tempo?” Ma la valle è bella,
tranquilla e si sta bene. “Abbiamo un po’ di cose da fare, qui, a meno che la Provvidenza non
disponga altrimenti”. Se devi fare, rimani; ma sbrigati. “E tu quando eri vivo sulla terra avevi
tanta fretta di morire?” No. “Neanche noi abbiamo tanta fretta. E poi, malgrado tutto, l’idea
della morte fa sempre una certa impressione al diretto interessato”. Perché non si sa come stiamo bene.
continua.....

mercoledì 26 gennaio 2011

II trapasso delle anime all’altra dimensione e la purificazione dalle scorie terrene

Quale cammino ci attende nelle sfere dell’aldilà dopo la morte fisica? Per delineare l’iter
delle anime nell’altra dimensione giova, anzitutto, parlare delle esperienze che si hanno al
trapasso.
Per quale mezzo riusciamo ad attingere informazioni di tal genere? Certe esperienze
possiamo compierle osservando quel che avviene al di fuori di noi; altre, vivendole nel nostro
intimo.
Ci sono le testimonianze di veggenti, i quali hanno assistito qualcuno che stava morendo
ed hanno visto, come dire, una sostanza eterea che usciva dal corpo fisico e prendeva forma
al di sopra di esso.
Quale forma? All’incirca, sferica; oppure simile a quella di una nuvoletta; o anche simile a
quella del corpo fisico del morente e dello stesso abito che è solito indossare, o che in quel
momento indossa.
Il sensitivo può anche scorgere altre forme umane, del pari evanescenti. E così le
interpreta: sarebbero anime care a chi trapassa, che vengono come a riceverlo sulla soglia
della dimensione dove egli sta per entrare. A volte il sensitivo scorge il doppio astrale di chi
muore che, guidato da quest’anima, o da queste anime, già trapassate da tempo, si innalza e
infine scompare.
Un tale processo può essere visualizzato da chi abbia doti particolari di veggenza, o può
anch’essere vissuto in prima persona e attestato. Vediamo da quali soggetti.
Un vivente può avere esperienze simili a quella del trapasso. In prima persona può vivere
un processo di disincarnazione incipiente, dalla quale fa ritorno. È il caso delle cosiddette
esperienze fuori del corpo e, ancora, delle esperienze di premorte. Consideriamo le prime. Un
soggetto si sente proiettato fuori del corpo fisico. Vede il corpo a distanza, come se fosse non
più suo proprio ma di qualcun altro.
Identifica se stesso in una forma eterea che non sempre ha, ma può avere la medesima
forma del corpo, abbigliamento incluso. Si muove liberamente ed ha varie avventure, sulle
quali non potrei fermarmi senza uscire dal tema.
Le esperienze di premorte rappresentano un passo ulteriore verso l’altra dimensione,
poiché il soggetto ha l’impressione di entrarvi e non semplicemente di trattenersi in ambienti
di questa terra. Incontra anime care, già disincarnate, che gli si manifestano in un ambiente
astrale che può rassomigliare a quelli del mondo terreno, per quanto appaiano più luminosi.
Anche nei sogni che facciamo ogni notte, noi viviamo situazioni similterrene. E questo si
spiega col perdurare delle nostre abitudini mentali, per cui difficilmente riusciamo a
immaginare situazioni di vita dove non ci siano figure umane, o animali, o vegetali, o luoghi,
o magari anche strade e case coi loro interni.
Sono soprattutto da considerare le testimonianze medianiche dei trapassati. Un famoso
libro di Ernesto Bozzano è intitolato La crisi della morte nelle descrizioni dei defunti
comunicanti. Raccoglie trenta casi dalla letteratura medianica. Ho svolto anch’io un’analisi
comparata nel libro Le esperienze di confine e la vita dopo la morte (Edizioni Mediterranee).
Ho, poi, riferito di esperienze nostre di prima mano in Colloqui con l’altra dimensione e in
Sopravvivenza e vita eterna (sempre delle Mediterranee) oltre che in Eternità e in Sette anime
dell’antica Roma (Reverdito) e in vari Quaderni della Speranza (pubblicati dal Convivio).
Certo le personalità medianiche appaiono, come dire, un po’ fantomatiche rispetto ai
2
viventi che ben conosciamo, di cui siamo abbastanza in grado di valutare l’equilibrio mentale
e la veridicità. Le variazioni sul tema, come dicono i musicisti, sono tante; comunque
possiamo concludere che le testimonianze di questi presunti trapassati si confermano tra loro
in maniera significativa ed appaiono sulla medesima linea di quelle dei viventi che si
proiettano fuori dal corpo, oppure attraversano uno stato di morte clinica da cui tornano
indietro o per una reazione spontanea dell’organismo, o perché sottoposti a terapia intensiva
nel reparto di rianimazione di un ospedale.
Premesso tutto questo, produrrò testimonianze di defunti, o supposti tali, che hanno
comunicato nel nostro gruppo sperimentale del Convivio in Roma.
Dette comunicazioni hanno avuto luogo mediante la cosiddetta telescrittura. Due persone
appoggiano ciascuna l’indice e il medio su un bicchierino, o piattino, leggero e trasparente,
che scorre su un tabellone quadrettato fermandosi via via sulle lettere segnate sulle diverse
caselle e componendo così parole, frasi e anche discorsi.
In genere sono io a interloquire con l’entità, mentre è mia moglie Bettina che agisce più da
medium fornendo le energie psichiche necessarie. Ma di buoni soggetti psichici ne abbiamo
avuti e ne abbiamo diversi.
Veniamo agli esempi. Cominciamo da Livia, una signorina nata a Trieste e ivi deceduta
all’età di trentotto anni durante l’occupazione germanica. Avevo una febbre altissima,
racconta quest’anima. Deliravo. Mamma era vicina e mi metteva pezz[u]ole bagnate sulla
fronte. Ai piedi del letto vedevo tante ombre, ma non ne riconoscevo nessuna.
Poi, all’improvviso, il mio corpo correva dentro un tunnel. Si tratta ovviamente del
“doppio” astrale. Spiega Livia: In realtà ero morta e quello che correva non era il corpo, ma
l’anima. La corsa era affannosa.
Poi, alla fine del tunnel, un prato verdissimo. Musica soave e canti. Io mi sono incam-
minata per raggiungerli, ma non arrivavo mai. Allora mi ha preso una specie di angoscia.
Allora mi sono messa a correre, a gridare, ma non c’era nessuno.
Alla fine, racconta Livia, disperata mi sono seduta ed è apparso un angelo. “Con le ali?”
chiedo. Senza. Mi ha spiegato che lui non era un angelo, ma una guida venuta ad informarmi
sul mio nuovo stato. Poi mi ha detto che avrei dormito. “E così, poi, hai fatto un lungo sonno
per recuperare le energie stremate dalla malattia?” Sì: lo hai detto tu.
“Hai avuto visioni durante quel sonno?” Terrene: mia madre in lacrime. “Hai visto il tuo
funerale?” No: la sua solitudine. “E i tuoi fratelli e sorelle...?” Meno: chi ha famiglia non
sente la solitudine.
“Come è stato il risveglio dal tuo sonno rigeneratore?” Molto piacevole. “Al tuo risveglio
chi hai incontrato?” La nonna materna, che avevo visto poche volte. “E dopo, in sintesi, che è
avvenuto?” Ho vissuto e vivo in un mondo mentale simile a quello lasciato (Verbale della
comunicazione n. 52).
Un secondo caso è quello di Antonio C., detto Gill. Osservo per inciso che spesso le anime
ci danno, oltre al nome, anche il cognome che avrebbero avuto in vita terrena. Nomi e
cognomi e altri dati biografici possono essere fittizi: possono venirci per una creazione
mentale spontanea, senza che l’anima si accorga di averci fornito dati inesatti.
Antonio, figlio di un agricoltore umbro, non aveva alcun impiego, ma scriveva articoli
storico-anedottici per giornali di provincia, soddisfatto del suo ruolo di letterato di casa e
giovane di belle speranze a vita. Ha preso il tifo all’età di quarantacinque anni e ne è morto,
dopo essere stato vanamente curato in famiglia.
Mio padre, racconta il nostro nuovo amico, fece venire professori da non so quante città.
“Posso immaginare il suo stato d’animo”, soggiungo io. Un dramma. Ero il suo orgoglio: sai,
un agricoltore che vede il figlio fare articoli. “Sarà quasi impazzito”, dico, “dalle ansie, dal
dolore”. Sì. Lui mi portava in punta di piedi la limonata fresca. Ha fatto intere nottate su una
poltrona.
Al letto c’era un ragazzetto che non conoscevo e, devo dire, m’infastidiva. E pensavo.
‘Guarda, ora vengono anche gli estranei’. Poi in questa dimensione l’ho incontrato: era un
mio cuginetto morto a 4 anni e poi cresciuto qui. “Quanti anni dimostrava all’aspetto quando
l’hai incontrato da defunto?” chiedo ad Antonio. 13. È stata per me una sorpresa. I bambini
crescono e i vecchi ringiovaniscono. (I numeri sono venuti scritti in cifre).
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“Questa che tu mi dai ora è l’ennesima conferma di cose che già mi erano più che note”,
replico io. “Il bambino matura sempre più”, aggiungo, “anche nella tua dimensione: questo
suo ‘crescere’ in senso spirituale trova una sorta di espressione simbolica nel crescere del suo
aspetto umano, cioè di quella forma umana consueta che voi disincarnati mantenete in genere
nei primi stadi, come tu sai meglio di me. Dal canto suo il vecchio si ritempra e ringiovanisce
sempre più; anche questo si esprime in una trasformazione dell’immagine che via via
ringiovanisce anch’essa”. Ma io da vivo non lo sapevo, è la replica di Antonio.
“Dopo il tuo trapasso al mondo spirituale hai incontrato una guida?” Quella appena
arrivato. “Era quindi là ad accoglierti”. Sai, un po’ simile a un domenicano col cappuccio in
testa. “E poi hai dormito?” Il sonno è per riacquistare le energie che la malattia fisica ha
distrutto.
Una volta ritemprato dal sonno, Antonio ha dovuto, poi, liberarsi di certe scorie terrene; ha
dovuto attraversare un periodo di purificazione interiore certamente salutare ma, ahimè, poco
piacevole: una sorta di purgatorio.
“Sei stato in purgatorio?” chiedo a lui esplicitamente. Risponde: Sì. “Puoi descriverci
quell’esperienza?” Sei confinato in un ambiente desolato. “E lì che si fa?” Sei privo di
contatti con altri e hai tutto il tempo di far scorrere gli avvenimenti negativi della vita
terrena. Ti si offre la possibilità di un ravvedimento. “Quanto ti è parso durasse quel periodo
di purgazione?” Un po’ lungo. “Ma che cosa avevi fatto, se non sono indiscreto, che dovesse
venire scontato o smaltito in quella maniera?” Sai, una vita un po’ inutile, senza prese di
posizione o slanci altruistici.
“E adesso che fai?” chiedo di nuovo ad Antonio, che mi confessa: Ora sono ancora poco
preparato per affrontare l’elevazione spirituale. Quella sua rimane, per il momento, una
situazione statica. Egli prolunga il soggiorno in una condizione ancora dominata dalla forma.
Si aggira in un mondo astrale similterreno col suo attuale aspetto di uomo sulla trentina,
poiché è ringiovanito, alto, slanciato e, scusa la vanità, mi dice ancora, un po’ dandy, col suo
abito di lino bianco e la sua camicia azzurra con cravatta a farfalla (C. 169).
Ecco una morte in guerra: è quella di Opierto, di Siviglia, operaio e poi miliziano nella
Guerra Civil, caduto nel 1936 vicino a Madrid, che in effetti venne attaccata dai nemici
franchisti in quell’anno ma resistette fino al 1939.
Io morto in esplosione, dice Opierto nel suo italiano stentato che denuncia una certa
difficoltà di comunicare in una lingua non sua. Alle anime che non conobbero mai la lingua
italiana io suggerisco di limitarsi a formulare puri pensieri, che verranno a tradursi
automaticamente in un discorso italiano per il semplice fatto di passare attraverso la psiche di
noi soggetti umani della comunicazione. Ma una tale tecnica non sempre viene seguita o non
sempre riesce a ingranare nella maniera adeguata.
“Che cos’è esploso?” chiedo. Precisa Opierto: Bomba mortaio. “Che ricordi in partico-
lare?” Un combattimento. Tanti morti. Vera strage per arrivare città. (Cioè: perché i
franchisti riuscissero alfine ad entrarvi). “Che ti è successo dopo la morte?” Rimasto diso-
rientato: non più corpo. Compagni addolorati, continua Opierto nel suo linguaggio tele-
grafico. Poi risucchiato in un vortice. Poi pace e silenzio. non più spari. Si noti che questa
esperienza di essere come risucchiati ricorre molto e si associa in genere con quella del
famoso tunnel, al cui termine ci si ritrova in un luogo luminoso.
“E poi...?” Un bianco essere mi ha accolto e spiegato mio stato. “Vedevi il suo viso?” No.
“E poi...?” Periodo di riposo. “E al risveglio...?” Miei parenti mi hanno accolto in loro casa
(148). Si tratta, chiaramente, di una casa astrale, che è stata creata dal pensiero di chi è ancora
attaccato a questo tipo di abitudini mentali ed ha bisogno di una casa non certo per ripararsi
dalle intemperie ma per il semplice bisogno psicologico di... sentirsi a casa propria.
L’essere di luce che accoglie l’anima appena arrivata all’altra dimensione può presentarsi
come una luce senza forma; o come una forma umana luminosa di cui non si scorgano le
sembianze; o come un giovane biancovestito, o come un angelo alato; o come un vecchio
saggio; o come un santo, non importa se senza aureola; o, semplicemente, come un vecchio.
Un esempio di quest’ultimo caso è quello di Lulù, sciantosa napoletana, cui appare un
vecchio, ma non cadente, vestito semplice, forse una veste lunga chiara. “Era luminoso?” Sì,
un po’. Era bonario. Mi aveva letto tutti i dubbi. lo gli ho chiesto: ‘Sei un chiromante?’ Lui
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mi ha sorriso e mi ha detto: ‘Figlia mia, ora sei in un mondo di verità’ (121).
È significativa la reazione spontanea della donna, che si meraviglia che il vecchio le legga
il pensiero e allora gli chiede se sia un chiromante, con termine di paragone che assume dalla
propria esperienza di persona semplice che va a farsi leggere la mano.
A volte l’essere di luce può essere una persona di famiglia. Così Demetrio, sardo di Olbia,
ha incontrato la nonna. La raffigurazione che ne dà di quando l’aveva vista da viva sulla terra
e di come l’ha poi riveduta nell’altra dimensione è troppo gustosa perché io non soccomba
alla tentazione di riportare il confronto. In vita, ricorda Demetrio, era una vecchia piccola
piccola sempre tutta vestita di nero con un’ampia gonna lunga fino alle caviglie, con in testa
un fazzoletto tutto nero che le lasciava libero solo l’ovale del volto. Era per me uno strano
personaggio. Pensa che non sono mai riuscito a vedere i suoi capelli. Su questo fantasticavo
molto. Ho pensato perfino che fosse tutta pelata. “E dopo la morte come ti è apparsa?” Se
non me lo diceva lei, non l’avrei riconosciuta. Era più giovane. Aveva un vestito allegro tutto
fiori e meravigliosi capelli neri tutti ondulati (118).
Da ricerche portate avanti da altri studiosi risulta che, in un paese poniamo come l’India,
l’essere di luce potrebbe presentarsi come una divinità, cui l’anima che trapassa sia stata
particolarmente devota. Ma in un contesto cristiano potrebbe essere – perché no? – lo stesso
Gesù Cristo o la Madonna o un santo protettore.
L’incontro con l’essere di luce può associarsi alla visione panoramica dell’intera esistenza
che l’anima trapassante ha vissuto su questa terra. Racconta Artemio che negli attimi
immediati che hanno seguito il suo decesso ha visto tutte le cattive azioni. Così descrive quel
che ha visto: Erano tante sequenze di tutta la vita, ma quando si veniva all’azione poco
onesta si vedeva al rallentatore e mi sentivo a disagio. Si tratta qui, spiega, di visioni mentali,
nelle quali ti senti immerso. Ed invero è terribile quando l’azione non è buona.
Chiedo ad Artemio se, dopo quell’esperienza poco gradevole, egli abbia incontrato
qualcuno. Dice di avere visto, subito dopo, un sapiente. E così caratterizza il loro colloquio,
fatto non di parole, sibbene di un puro scambio di pensieri: Non aveva, però, l’aria di volermi
sgridare, ma mentalmente mi ha comunicato il suo desiderio di voler insieme analizzare gli
aspetti meno piacevoli della mia esistenza terrena. È iniziato una specie di colloquio solo dei
momenti meno felici. E ti rendi conto che hai sbagliato (123).
Altre volte la visione della vita trascorsa in terra ha luogo nel corso del sonno rigeneratore,
come accade a Valérie: Ebbi un lungo sonno, una visione rapida della mia vita terrena con le
azioni buone e cattive (238). Attesta François: Nel sonno hai momenti di incubo (163).
Il trapasso, di norma, è dolce. Tanti sono spaventati dall’idea di dovere morire, anche
perché ricordano l’agonia di certe persone cui gli è stato dato di assistere. Si ha l’impressione
di una lotta spaventosa. Ma in realtà è il corpo che soffre, non l’anima al livello della
coscienza. Per quanto possa essere preceduto dalle sofferenze poniamo di una malattia o di
ferite causate da un incidente, di per sé il trapasso è dolce e lieve. Vi si prova come un senso
di liberazione.
Pure le esperienze che seguono il decesso appaiono gratificanti, almeno in genere, anche
se non sempre. Così, per esempio, attesta un vecchio prete abruzzese, Don Guglielmo:
Appena il corpo muore e l’anima è libera, l’esperienza è meravigliosa. Dopo devi purgarti
(14).
La purgazione può aver luogo prima o durante o dopo il sonno rigeneratore. Consiste in un
periodo di solitudine, che può essere molto penosa. L’anima è lasciata sola a riflettere sui
propri errori terreni, finché non maturi la decisione di pentirsi, di emendarsi, di chiedere
perdono a Dio e di abbandonarsi in tutto a Lui, alla sua misericordia.
In questa condizione l’anima vive l’esperienza come di trovarsi al buio e nella nebbia, che
verranno poi meno, a grado a grado, nella misura in cui l’entità si converta e modifichi il
proprio atteggiamento e il corso dei suoi pensieri. Soprattutto nell’altra dimensione, la cui
natura è tutta mentale, la condizione è determinata dai pensieri e si viene a modificare col
mutarsi di questi.
La purificazione dalle proprie scorie si realizza principalmente in questa forma, nel corso
di questo periodo di espiazione, che segue il trapasso, o il sonno, di poco.
A Don Guglielmo rivolgo un quesito: “Ora voi siete, come tu stesso dicevi, in una
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condizione di paradiso. Ma, se vorrete rendervi più perfetti e più puri, dovrete ancora passare
per esperienze definibili di purgazione?” Sì, risponde, per condizioni differenti (14).
Alla fine l’anima dovrà attuarsi pienamente in Dio. Ma, per riempirsi di Dio, dovrà
svuotarsi di sé, dovrà svuotarsi di ogni egoismo ed egocentrismo, di ogni attaccamento alla
terra, di ogni antico rancore. A questa operazione appare funzionale la caduta dei ricordi. È
una vera scorciatoia ai fini del distacco. Di un’anima disincamata (della cui comunicazione,
ahimè, non ritrovo più il verbale) rammento queste parole: “Avevo dei nemici sulla terra...
ma chi erano? e che mi hanno fatto? Chi se lo ricorda!”
La caduta dei ricordi ha luogo in quella stessa condizione di luce, che è dominata dalla
forma. La mente vi crea forme similterrene. Un’anima vi si ritrova con l’aspetto umano che
aveva già nel mondo, in mezzo ad un ambiente simile a quelli terreni. Si è già detto che
questo accade per effetto delle abitudini mentali, dure a morire, dei soggetti, i quali si creano
quelle forme con la medesima spontaneità con cui noi ogni notte ci creiamo gli ambienti
mentali dei nostri sogni.
Quelle abitudini, quei condizionamenti verranno un po’ alla volta anch’essi a cadere: è un
altro aspetto del processo di purificazione di un’anima, quale ha luogo nel corso
dell’esistenza dopo la morte in periodi successivi all’espiazione nella solitudine.
Questa prima fase di purificazione, che possiamo definire di vera espiazione, c’è chi la
deve attraversare e chi no. Ci passano, in genere, le anime gravate da particolari scorie.
Di uno stadio di purificazione che può venire ancora dopo ci dà un’idea questo dialogo.
L’abbiamo avuto con un’entità femminile che ci ha detto di essere vissuta negli Stati Uniti e
precisamente nell’Indiana. Il nome che ci ha dato è Sincerity. Ebbene, Sincerity ci ha riferito
che stava attraversando un periodo di purificazione assai poco piacevole, finalizzato a un
maggiore distacco da questa terra. Ci ha detto di avere molto desiderato di salire a una
condizione dove, in effetti “non ci sono forme”, né umane e neanche animali e vegetali. Le
ho chiesto se fosse contenta di una tale attuazione. Ha replicato: Non molto. Immagina la
terra senza uomini, animali e piante. Nel luogo attuale c’è un’atmosfera fredda (193).
Un’altra forma di purificazione è quella che si ha quando ci si impegna per gli altri. Essa
riscatta da molti passati egoismi, ma in una maniera attiva e utile, senza più necessità di
soggiornare in una condizione penosa. A quanto ci risulta dalle nostre comunicazioni, pare
che molte anime giovani si purifichino per questa via.
Per meglio spiegare quest’ultimo concetto, riporto la descrizione che Riccardo, detto
Richi, adolescente della Lombardia deceduto a 17 anni per un incidente, ci ha dato del suo
trapasso. Pare che sia andato col suo motorino a sbattere contro un ostacolo non bene
precisato. Riporto il dialogo tra lui e me, la cui spigliatezza mi auguro ne renda l’atmosfera
“giovane” senza parere irriverente e senza dispiacere ad alcuno.
“Sei morto d’un colpo o all’ospedale?” chiedo a lui, che mi risponde: Niente, sono rimasto
lì come un cretino. “Come un cretino morto o come un cretino vivo?” Morto. “E che hai
visto? Che esperienze hai avuto in quel momento?” Beh... niente... Lì per lì stai a guardare.
“E che si vede, per esempio?” E[h]... niente.., non ti rendi conto. La gente, la polizia, i
rilievi. Poi un gruppo di giovani allegri e luminosi: ‘Dai, bamha, vien via!’ Mi hanno messo
in mezzo e mi son trovato in un verde prato. Si sta con loro e un capo... Io ogni tanto dormo,
ma loro vanno in missione (467).
I giovani di luce soggiornano in un ambiente pur sempre di sostanza mentale, ma fatto di
prati e boschi e compendio di ogni bellezza naturale, che già di per sé pare predisposto a
rasserenare gli animi.
“Il tuo ambiente com’è?” domando a Maurizio. Il quale mi risponde: Bello, sereno e
luminoso: quello che voi dite ‘paradiso’. “Se ti giri intorno, che vedi?” La natura (502).
San Pietro, chiavi, porta, paradiso, angeli con le ali non si vedono, osserva Marilena.
Chiedo: “È forse un limbo più che un paradiso?” Risponde: No, è un vero paradiso come lo
pensiamo noi giovani. “Rassomiglia alla nostra terra?” Sì, ma più verde, più arioso, più
luminoso, insomma tutto più (495).
I giovani che appaiono a Richi agiscono da “essere di luce” collettivo, se si può dir così.
Accolgono Richi tra loro, lo lasciano dormire per rigenerarsi, lo coinvolgono. Quella dei
“figli di luce” è una manifestazione di grazia. Ai giovani che trapassano all’altra dimensione
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è offerta la possibilità di saltare i periodi di espiazione purificandosi attraverso un impegno
per gli altri. Un tale impegno per gli altri consiste nell’assolvimento di due essenziali compiti:
assistere i propri cari lasciati sulla terra e accogliere le anime di altri giovani che arrivano
all’altra dimensione sbandati, sovente, e bisognosi di ogni aiuto. In questa pronta
disponibilità, in questa generosità immediata è il vero riscatto delle anime.
continua......

venerdì 7 gennaio 2011

Samuel Philippe, uomo per bene

Samuel Philippe era un uomo dabbene in tutta l'accezione della parola: nessuno ricordava di avergli mai visto compiere una cattiva azione, o fare volontariamente torto a qualcuno. Pieno di una dedizione illimitata per gli amici, era sempre pronto a rendersi utile, anche a spese dei suoi stessi
interessi. Pene, fatiche, sacrifici, nulla gli era di peso quando si trattava di rendersi utile; e lo faceva naturalmente, senza ostentazione, meravigliandosi anzi che qualcuno gliene facesse un merito. Non aveva mai serbato rancore a coloro che gli avevano fatto del male, e li aiutava con la stessa premura che avrebbe dimostrato se gli avessero fatto del bene. Quando aveva a che fare con degli ingrati, si diceva: «Non sono io, quello che si deve compiangere: sono loro». Sebbene intelligente e dotato di molto spirito naturale, aveva avuto una vita di fatiche, oscura e disseminata di dure prove.

«Voi sapete di quante tribolazioni è stata disseminata la mia vita; non mi è mai mancato il coraggio nelle avversità. Grazie a Dio! Oggi me ne rallegro. Quante cose avrei perduto, se avessi ceduto allo scoraggiamento! Tremo al solo pensiero che, se avessi fallito, ciò che ho sopportato sarebbe stato inutile e io avrei dovuto ricominciare. O amici miei, penetrate questa verità: ne va della vostra felicità futura. No, certo, non è pagare la felicità a prezzo troppo alto, se la si acquista con pochi anni di sofferenza. Se sapeste come sono ben poca cosa gli anni, di fronte all'infinito!
«Se la mia ultima esistenza ha avuto dei meriti ai vostri occhi, non avreste certo detto lo stesso di quelle che l'hanno preceduta. Solo per mezzo del lavoro compiuto su me stesso sono diventato ciò che sono ora. Per cancellare le ultime tracce delle mie colpe passate, dovevo ancora subire queste ultime prove, che avevo volontariamente accettato. Ho attinto dalla fermezza delle mie risoluzioni la forza di sopportarle senza lagnarmi. Oggi benedico quelle prove; per loro mezzo ho rotto con il passato, che per me è soltanto un ricordo, e posso ormai contemplare con soddisfazione legittima il cammino che ho percorso.

«O voi che mi avete fatto soffrire sulla Terra, che siete stati duri e malevoli verso di me, che mi avete umiliato e amareggiato, che con la vostra malafede mi avete spesso costretto alle privazioni più dure, non soltanto io vi perdono, ma vi ringrazio. Volendomi fare del male, non pensavate che mi facevate del bene. E' vero che debbo a voi gran parte della felicità di cui godo, poiché mi avete fornito l'occasione di perdonare e di rendere bene per male. Dio vi ha posti sulla mia strada per mettere alla prova la mia pazienza e per esercitarmi nella più difficile pratica di carità: l'amore per i nemici.

«Non spazientitevi per questa digressione: ora vengo a ciò che mi avete chiesto. «Benché soffrissi crudelmente durante la mia ultima malattia, non ho avuto agonia: la morte è venuta per me, come il sonno, senza lotte e senza scosse. Poiché non avevo timori per l'avvenire, non mi sono aggrappato alla vita; perciò non ho dovuto dibattermi nell'ultima stretta; la separazione si è compiuta senza sforzi, senza dolore, e senza che me ne sia accorto. «Ignoro quanto sia durato quest'ultimo sonno, ma è stato breve. Il risveglio è stato di una serenità che contrastava con il mio stato precedente: non sentivo più dolori e me ne rallegravo; volevo alzarmi, camminare, ma uno stordimento che non aveva nulla di sgradevole, che anzi aveva un certo fascino, mi tratteneva, e io mi abbandonavo ad esso con una specie di voluttà senza rendermi conto della situazione e senza sospettare che avevo lasciato la terra. Ciò che mi circondava mi sembrava un sogno.

«Ho visto mia moglie e alcuni amici inginocchiati nella stanza, piangenti, e mi sono detto che senza dubbio mi credevano morto; avrei voluto rincuorarli, ma non riuscivo a pronunciare una sola parola; allora ho concluso che sognavo. Ciò che mi ha confermato questa impressione è stato il fatto che mi vedevo circondato da molte persone care, morte da tanto tempo, e da altre che non riconoscevo e che sembravano vegliare su di me per attendere il mio risveglio. «Questo stato era inframmezzato da istinti di lucidità e di sonnolenza, durante i quali recuperavo e perdevo alternativamente la coscienza del mio io. A poco a poco, le mie idee acquistarono maggiore chiarezza; la luce che intravedevo attraverso una nebbia divenne più brillante; allora incominciai a riconoscermi e compresi che non appartenevo più al mondo terrestre. Se non avessi conosciuto lo Spiritismo, l'illusione si sarebbe indubbiamente protratta per molto più tempo.

«La mia spoglia mortale non era ancora stata sepolta; la considerai con pietà, rallegrandomi di essermene finalmente liberato. Ero così felice di essere libero! Respiravo facilmente, come chi esce da un'atmosfera nauseabonda; un'indicibile sensazione di felicità penetrava tutto il mio essere; la presenza di coloro che avevo amato mi colmava di gioia; non ero affatto sorpreso di vederli; mi sembrava del tutto naturale, ma avevo l'impressione di rivederli dopo un lungo viaggio. Una cosa mi sbalordì, all'inizio: ci comprendevamo senza articolare parola; i nostri pensieri si trasmettevano per mezzo dello sguardo, in una specie di penetrazione fluidica.

«Tuttavia non mi ero ancora sbarazzato completamente delle idee terrene; il ricordo di ciò che avevo sopportato ritornava alla mia memoria, di tanto in tanto, quasi per farmi apprezzare di più la mia nuova condizione. Avevo sofferto fisicamente, ma soprattutto moralmente; ero stato bersaglio della malevolenza, di quelle mille perplessità forse ancora più penose delle vere sventure, perché causano un'ansia perpetua. La loro impressione non era ancora completamente cancellata, e talvolta mi chiedevo se me ne ero veramente sbarazzato; mi pareva di udire ancora certe voci sgradevoli; temevo gli imbarazzi che tanto spesso mi avevano tormentato, e nonostante tutto tremavo; mi tastavo, per così dire, perché volevo assicurarmi di non essere vittima di un sogno; e quando ebbi acquisito la certezza che tutto ciò era finito davvero, mi parve di essere stato sollevato di un peso enorme. E' dunque vero, mi dicevo, mi sono finalmente liberato di quelle angosce che costituiscono il tormento della vita; e ne rendevo grazie a Dio. Ero come un povero che all'improvviso acquisisce una grande fortuna; per qualche tempo, dubita della realtà e prova ancora le apprensioni del bisogno. Oh, se gli uomini comprendessero la vita futura, quale forza, quale coraggio darebbe loro questa convinzione nelle avversità! Che cosa non farebbero, finché sono sulla terra, per assicurarsi la felicità riservata da Dio ai suoi figli che obbediscono alle sue leggi! Vedrebbero che le gioie da loro invidiate sono ben poca cosa in confronto a quelle che trascurano!».

Tratto da:  vitaoltrelavita.it

sabato 1 gennaio 2011

CIO' CHE DIVERRETE DOPO LA MORTE

Questo brano  tratto dal libro "Vers l'Unite', Sorlot - Lanore, Paris" scritto dalla sig.ra Jeanne Morrannier, e contiene le ultime comunicazioni ricevute per "scrittura automatica" dal figlio Georges, deceduto nel 1973. M. me Morrannier ha raccolto le comunicazioni medianiche di Georges in sette libri. 

La transizione tra il mondo terrestre e il mondo spirituale non avviene sempre dolcemente. Per tutti quelli che sanno che la vita continua dopo la morte, la prova sara' di corta durata. Per quelli che sono pronti, avendo perfettamente compreso che la morte conduce alla vera vita, non vi sara' prova. Arrivando, accetteranno molto naturalmente di andare verso cio' che li attende. L' espressione "lasciare la terra" non e' propriamente esatta. Voi non abbandonerete l' Universo che conoscete, per raggiungerne un altro molto lontano o situato chissa dove. Farete ancora parte del vostro, di quello dei parenti e degli amici dai quali avreste dovuto separarvi.
Il termine "separare" e' anch'esso errato, poiche' voi li vedrete,  voi potrete continuare a vivere con essi. Ma per essi, voi sarete invisibili, voi li avrete "lasciati"; lasciati nella sofferenza di non vedervi piu' (nel senso che loro crederanno di avervi perduto per sempre ndr). Se la morte vi avra' toccato in una via, per la strada o in un ospedale, la vostra prima idea sara' di ritornare al vostro domicilio. E sara' sufficiente pensarlo per esservi. Sul momento non comprenderete come l' avrete raggiunto. E' un po' piu' tardi che constaterete la potenza dello spirito. Se al posto di pensare al vostro domicilio, penserete ad una persona amata o amica, la raggiungerete subito. Parlo di tutti quelli che sono preparati alla sopravvivenza. Voi riconoscerete il vostro ambiente abituale, ma avrete avuto un cambio di dimensione. Avrete raggiunto la nostra. Il mondo con le tre dimensioni spaziali che voi conoscete sara' sempre la', ma sfumera' progressivamente nel vostro "mentale", per fare spazio - mentalmente, insisto - al mondo spirituale che si colloca essenzialmente su una quarta dimensione che noi chiamiamo pensiero o spirito. Voi coabiterete con le persone terrestri di vostra scelta, potrete rendere visita a chi vorrete, ma vivrete ormai su un altro piano vibratorio, su una frequenza inaccessibile agli esseri terrestri, perlomeno allo stato di veglia. Se sarete pronti a venire da noi, tutto avverra' meravigliosamente. Quelli che hanno fenomeni di sdoppiamento durante i coma, gli svenimenti, le operazioni chirurgiche, gli incidenti e li ricordano, non temono piu' la morte. Tutti si sdoppiano in tali circostanze, ma pochi lo ricordano. Tali persone hanno avuto un' apertura sul nostro mondo, hanno preso coscienza del campo divino nel quale noi viviamo. Sanno cio' che li attende, hanno compreso il senso della vita terrestre, sono cambiati di comportamento, vedono la loro vita sotto un' altra luce. Qualcosa d' altro e' intervenuto, qualcosa che gli permettera' d' esistere ancora. Io so che quelli che li ascoltano non sono sistematicamente convinti (dai loro racconti ndr), ma anche per queste ultime persone il passaggio sara' facilitato. E' sufficiente infatti che nella vostra vita attuale, abbiate inteso parlare della sopravvivenza dell' anima, anche senza credervi, che vi ritorni alla mente tutto a un tratto, nel momento di passaggio, della persona che ve ne ha parlato, o del libro che avete letto a tale proposito ...
Quando i vostri genitori o parenti anziani muoiono e ci raggiungono, riprendono l' aspetto che avevano quando voi eravate dei fanciulli. Infatti dentro voi stessi, nella vostra memoria avete anche senza averne la percezione, il ricordo dell' aspetto dei vostri genitori da giovani e li riconoscerete senza dubitarne.
Di converso, la sostanza del corpo spirituale e' totalmente diversa dalla carne. Tutti gli organi fisici sono scomparsi. Il corpo dello spirito non dipende piu' dalla biologia o dalla chimica, ma solo dalle leggi della fisica. Non possiede ne' muscoli ne' sistema nervoso. Le cellule organiche appartengono al corpo di carne ... E' infatti piu' preciso parlare di facolta' che di organi, parlando di corpo spirituale ... E' il vostro cervello spirituale che vi condurra' nell' Invisibile e che guidera' totalmente il vostro corpo. Dipenderete da lui come, sulla terra, dipendeste dal vostro cervello fisico. ... L' attivita'' del pensiero nell' Aldila' e' stupefacente. Esso regge tutto: comanda il corpo e vi permettera' di vivere normalmente sul piano spirituale ... Troverete sempre qualcuno che si prendera' cura di voi, si tratta della vostra guida.
Fa parte del suo compito l' attendervi e l' aiutarvi nel difficile momento in cui abbandonerete il vostro involucro terrestre. L' ho sempre detto, la maggior parte di noi ha bisogno di conforto in quel preciso istante. Troppe poche persone sanno che la vita continua dopo la morte. Lo constato tutti i giorni del vostro tempo. Parlo del "vostro" tempo, in quanto non ha nulla a che vedere con il nostro ... Sarete quindi accolti al vostro arrivo, sia dalla vostra guida che dai vostri cari scomparsi ... La separazione e' meno dolorosa per noi che per voi, in quanto noi siamo in grado di vedervi e sentirvi. Ma l' assenza di comunicazione e' talvolta molto difficile da sopportare, da una parte come dall' altra. Vi sara' sempre qualcuno per confortarvi e capace di spiegarvi perche' siete ancora vivi, perche' la vostra famiglia terrestre non vi puo' vedere, e perche' non potete piu' reintegrare il vostro corpo fisico ... Poi, molto rapidamente, farete il bilancio della vostra vita. Che sara' una sorta di confessione sotto il controllo della vostra guida, la quale conosce tutto di voi. Come in un film tutte le azioni ritorneranno alla memoria, le buone e le meno buone. Ma a differenza di quanto asserivano le religioni dell'antico Egitto, non vi saranno bilanci o giudizi neri e bianchi. Molto presto, se il passaggio non e' stato particolarmente doloroso, vi immergerete in una sorta di sonno sempre necessario per meglio vivere la transizione tra i due mondi. E' il riposo dell' anima. Non e' che un periodo, differente tra individuo ed individuo. I bambini e le persone anziane si risveglieranno molto velocemente, avendo fretta di condividere la vita degli altri. E cio' avverra' nei luoghi a voi conosciuti, non certamente sulle nuvole o "nel cielo" ... Per l' anima ci sara' una profonda impressione di benessere, di calore morale e d' amore. Sarete molto sensibili alla potenza misteriosa del campo divino che ci avvolge, che penetra l' anima rendendola piu' serena, piu' adatta al soccorso, all' assistenza, ad amare. Risentirete di questa profonda impressione di calma interiore, di pace con voi stessi e con gli altri dispensata dalle "onde" spirituali ... Non appena avrete appreso a muovervi col pensiero, sarete inviati ad accogliere i morenti della terra, con la priorita' verso i vostri familiari, ma anche verso degli sconosciuti. Nello stesso modo in cui voi siete stati accolti al vostro arrivo nell' Invisibile, cosa voi dovrete accogliere i nuovi venuti. Sarete inviati sulle vie, nelle strade, negli ospedali o al domicilio dei morenti. La solidarieta' e l' aiuto reciproco non sono delle parole vuote nel nostro mondo. Aiutare nel passaggio, sara' il vostro primo dovere e voi saprete adempiervi. Inoltre potrete proteggere la vostra famiglia rimasta sulla terra. Vi eserciterete cosi con grande contentezza al vostro futuro compito di guida ... Voi sarete interamente degli esseri spirituali. Passerete nell' Invisibile con la stessa personalita', le stesse qualita' e gli stessi difetti della vita terrestre che starete per abbandonare. E' questo che spiega la presenza, nell' Aldila' di disincarnati cosi' diversi gli uni dagli altri. Voi continuerete ad agire e a pensare, ma con un altro scopo, quello di evolvervi ... Non dovete piu' temere la morte. Essa non e' che una transizione tra i nostri due mondi. E' un passaggio su un' altra dimensione, e' il ritorno verso un' esistenza che avevate dimenticato, e che e' decisamente piu' gradevole, esente da preoccupazioni e problemi di sorta. Essa comporta una separazione inevitabile nelle famiglie, ma una separazione provvisoria che per noi non esiste, in quanto noi non vi lasciamo mai veramente. Imparate a vivere con i vostri scomparsi invisibili. Voi non li vedete, ma nonostante  essi sono vicini a voi, realmente viventi e perfettamente coscienti. Diventano molto felici quando voi avrete capito che essi continuano a vivere e ad amarvi. Accettate per loro questa nuova esistenza. Sara' la vostra, un giorno.
                                                      
Le cose più belle della vita non si vedono con gli occhi, ma si sentono con il cuore. A voi tutti, l'augurio per un 2011 davvero speciale.